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domenica 24 maggio 2026

Madre della Chiesa

 











La memoria della Beata Maria Vergine Madre della Chiesa ci ricorda come la maternità divina di Maria si estenda, per volontà di Gesù stesso, a maternità per tutti gli uomini e cioè per la Chiesa stessa in atto di affidamento. Papa Francesco, nel 2018, ha fissato questa memoria il lunedì dopo la solennità della Pentecoste, giorno in cui nasce la Chiesa. Un titolo che non è nuovo. Già san Giovanni Paolo II, nel 1980, invitò a venerare Maria come Madre della Chiesa; e ancor prima Paolo VI, il 21 novembre 1964, a conclusione della terza Sessione del Concilio Vaticano II, dichiarerà la Vergine “Madre della Chiesa”. E nel 1975, la Santa Sede propose una Messa votiva in onore della Madre della Chiesa, ma non entrò nella memoria del Calendario liturgico. Accanto a queste date recenti, non possiamo dimenticare quanto il titolo di Maria Madre della Chiesa sia presente nella sensibilità di sant’Agostino e di san Leone Magno; di Benedetto XV e Leone XIII, fino quindi a papa Francesco quando, l’11 febbraio 2018, 160° anniversario della prima apparizione della Vergine a Lourdes, dispone di rendere obbligatoria questa memoria.

“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa”. (Gv 19, 25-27)

Maria “sta” sotto la croce

Maria “Sta” sotto la croce. "Stette": E' uno stare che indica presenza, continuità, forza di un esserci. A differenza dei Discepoli, Maria non ha mai lasciato Suo Figlio Gesù lungo la via della Croce: qui, Gesù affida alla Madre il discepolo amato» (e viceversa). Maria affronta questo momento con grande dignità, non sfugge di fronte agli eventi della vita, ma “sta”.

Un nuovo “Eccomi” di Maria

Maria è invitata dal Figlio suo a dire un nuovo “Eccomi”, un nuovo “si”, più convinto e più maturo. Attraverso il suo “stare sotto la croce”, matura la sua esperienza di fede e di maternità, rendendola capace di andare oltre. In fondo, fin dall’inizio, il cuore di Maria è stato attraversato da interrogativi: “Si domandava che senso avesse un tale saluto” (Lc 1,29). Anche davanti a Simeone sono sorte in lei domande: “Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,34-35): Maria e Giuseppe “si stupivano delle cose che si dicevano di lui” (Lc 2,33). L’ “Eccomi” di Maria non è una volta per tutte, ma cresce, matura attraverso gli avvenimenti della vita, compresi quelli della “Croce”, dove Maria “sta”. Qui, in questa fedeltà raggiunta, Maria riceve una nuova missione, una sorta di “supplemento” di maternità, a tal punto da divenire “Madre della Chiesa”. Madre, perché ci rigenera nella grazia, pur che impariamo a crescere nella statura di Cristo (cfr Ef 4,7-13).

La vita cristiana ancorata al mistero della Croce

La Festa “Aiuterà a ricordare che la vita cristiana, per crescere, deve essere ancorata al mistero della Croce, all’offerta di Cristo, alla Vergine sofferente, Madre del Redentore e dei redenti”, spiega il decreto. Come Maria ha saputo “stare” sotto la Croce, senza evitare o scappare la fatica del capire e del soffrire, così Maria, Madre, saprà “stare” accanto a ciascuno di quanti il Figlio ha reso suoi figli. Questo porta a saperla invocare come “Madre della Chiesa”:

Aiuta, o Madre, la nostra fede!
Apri il nostro ascolto alla Parola, perché riconosciamo la voce di Dio e la sua chiamata.
Sveglia in noi il desiderio di seguire i suoi passi,
uscendo dalla nostra terra e accogliendo la sua promessa.
Aiutaci a lasciarci toccare dal suo amore, perché possiamo toccarlo con la fede.
Aiutaci ad affidarci pienamente a Lui, a credere nel suo amore, soprattutto nei momenti di tribolazione e di croce, quando la nostra fede è chiamata a maturare.
Semina nella nostra fede la gioia del Risorto.
Ricordaci che chi crede non è mai solo.
Insegnaci a guardare con gli occhi di Gesù, affinché Egli sia luce sul nostro cammino. E che questa luce della fede cresca sempre in noi, finché arrivi quel giorno senza tramonto, che è lo stesso Cristo, il Figlio tuo, nostro Signore!
(Papa Francesco, Lumen Fidei)

 


martedì 17 febbraio 2026

Sono passati 70 anni dalla morte della venerabile Concetta Bertoli

 


Sono passati 70 anni dalla morte della venerabile Concetta Bertoli, chiamata anche la “crocifissa” di Mereto di Tomba. A causa di una malattia degenerativa – che la colpì quando aveva appena 16 anni – trascorse gran parte della vita immobile e cieca, ma sempre sorretta da una profondissima fede. Terziara francescana, è morta a 48 anni, l’11 marzo 1956.

Dopo il processo di canonizzazione avviato nel 1969 e concluso nel 2001 c’è stato il riconoscimento delle virtù vissute in modo eroico da parte di san Giovanni Paolo II che l’ha dichiarata venerabile. A lei è stato riconosciuto più di un miracolo di guarigione e per questo è stata avviata una causa di beatificazione.

Ogni anno nel suo paese natale Concetta viene ricordata con momenti di preghiera e riflessione in occasione dell’anniversario della sua morte. Anche quest’anno la Collaborazione pastorale di Variano ha messo a punto un calendario di eventi che si svolgeranno nella chiesa parrocchiale di Mereto e che prenderanno il via venerdì 13 febbraio, alle 20.45, con la Veglia vocazionale animata dai chierici del Seminario di Castellerio, per concludersi mercoledì 11 marzo, giorno dell’anniversario della morte di Concetta, con la Santa Messa delle 10.30 celebrata dall’arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba.

Nel frattempo, la comunità spera nella ripresa della pratica della causa di beatificazione, seguita fino alla morte da padre Aurelio Blasotti, mancato nel 2020. «Con attenzione e sensibilità, dopo le dovute consultazioni e con la ripresa della collaborazione con i Francescani Cappuccini, confidiamo che mons. Lamba proceda al riavvio dell’iter, ripartendo da dove padre Aurelio aveva lasciato», dice Fabiano Nigris, bioeticista, volontario della Parrocchia ed ex sindaco della cittadina.

Nigris, insieme a mons. Loris Della Pietra, direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano e dell’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova, sarà il relatore dell’incontro di venerdì 27 febbraio (alle 20.30, nella chiesa di Mereto). «L’intento è far conoscere alcuni retroscena della vita della venerabile, osservata attraverso una lente liturgico-teologica e una riflessione che parte dalle sue biografie, la prima di padre Fernando da Riese Pio X e la più recente, implementata da padre Blasotti».

Una rilettura che aiuterà a comprendere il valore e l’attualità del suo esempio. A partire dalla riflessione sulla sua «capacità di sopportare la sofferenza e la solitudine», oggi che «l’esasperazione della “qualità della vita” prende il sopravvento sulla “sacralità della vita” che, invece, va difesa e curata dal concepimento fino al suo naturale estinguersi», sottolinea Nigris.

Ci si soffermerà, tra gli altri aspetti, «sulla sua figura di giovane donna mortificata dalla malattia, capace di essere esempio per i giovani che le facevano visita, e ancor oggi di mandarci un chiaro messaggio di speranza: la vita è dono di Dio e troppo preziosa per essere sprecata».

Modello di fede anche per chi patisce gravi invalidità, Concetta è sempre rimasta «persona capace di relazioni, anche se non più “capace” nella quotidianità» (a causa della sua immobilità), cercando di mantenere «un impressionante e disarmante senso dell’umorismo… costantemente serena e felice».

Dal suo letto la preghiera per il prossimo non è mai venuta meno, anche per i sacerdoti e i missionari, oltre a tutte le persone che le facevano visita nella sua cameretta, chiedendo vicinanza anche in momenti di particolare sofferenza.

«Riprendendo le parole di Papa Francesco si può dire che Concetta rappresenta, forse ancor di più oggi che nel passato, una “santa della porta accanto”. Il Pontefice ha detto al proposito: è gente “normale” inserita nella quotidianità fatta di famiglia, studio, lavoro, vita sociale, economica e politica. Sono loro i modelli e testimoni di quella santità che è soprattutto “esperienza dell’amore di Dio”».

E nel ricordo della sua vita esemplare si pregherà e rifletterà anche durante la Via Crucis a lei dedicata, venerdì 6 marzo, alle 20.30. E nelle quattro domeniche che precedono l’anniversario della morte, in chiesa saranno accesi i bracci della croce, a ricordare i passaggi fondamentali della sua vita.

Monika Pascolo

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