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lunedì 3 agosto 2026

Goccia a goccia

 

Goccia a goccia, in Bolivia la sfida dei contadini sulle Ande

Nel municipio di Sacaba, famiglie e cooperative diversificano le colture e trasformano la crisi climatica in opportunità. Al loro fianco l'ong Yachay Chhalaku e l'italiana Aspem, della Federazione Focsiv

di Vincenzo Giardina 

Goccia a goccia, per far crescere broccoli, lattughe e cavolfiori sulle Ande, insieme alle patate e al mais. Nel municipio rurale di Sacaba, nella regione di Cochabamba, in Bolivia, a oltre 2.700 metri di altitudine, molte famiglie stanno trovando opportunità grazie a un’iniziativa che protegge le fonti idriche e migliora i sistemi di raccolta dell’acqua e gli impianti di irrigazione.

Cambiamenti climatici e nuove sfide

“Qui fa piuttosto freddo e pensavamo che non ci fosse proprio possibilità che queste verdure crescessero”, sottolinea Maria Lizeth Veizaga Caveros, presidente dell’Associazione degli orti familiari. “Abbiamo sempre pensato che fossero colture da luoghi caldi”. Siccità prolungate e poi temporali improvvisi hanno messo in difficoltà una regione dove oltre una persona su tre vive in povertà. L'idea di diversificare le colture, provando a trasformare la crisi in opportunità, è nata in particolare dalle comunità Sapanani e Melga, tra le più colpite. Ad ascoltarle è stata l'organizzazione boliviana Yachay Chhalaku, che ha fatto rete con l'italiana Aspem, della federazione Focsiv. Il progetto è stato realizzato grazie anche al sostegno dei fondi dell'8xmille alla Chiesa cattolica. È denominato "Sumaj Pacha": in quechua, una delle lingue della Bolivia, significa "mondo armonioso".



Un esempio da seguire

Secondo Veizaga, a utilizzare i nuovi sistemi di irrigazione goccia a goccia e a far crescere anche broccoli, lattughe e cavolfiori sono ormai 16 famiglie. "Si è come aperta una porta", dice la presidente. "Ci sono altri contadini interessati: chiedono di vedere e capire, informandosi su corsi e visite sul posto". Nel municipio di Sacaba, la maggiore imprevedibilità delle piogge, le sfide della siccità e l'aumento delle temperature rafforzano la richiesta di alternative. È vero per gli orti come per l'allevamento del bestiame. Elena Trujillo Cornejo è la presidente della cooperativa del latte della Central Regional Melga. “Vogliamo”, dice, “avviare un’attività con le nostre mucche e con il nostro bestiame, producendo yogurt e vendendolo".





Donne protagoniste nell'agricoltura

Della cooperativa fanno parte 32 famiglie, spesso guidate da donne bisognose di nuove fonti di reddito. In una video-testimonianza raccolta da Aspem, le socie si incontrano tra le cisterne in acciaio di un nuovo impianto per la produzione lattiero-casearia. Con loro c'è Johnny Edgar Cadima Castro, uno dei formatori dell'ong Yachay Chhalaku, specialista in ingegneria alimentare. "Molte contadine hanno sempre lavorato nell'agricoltura", spiega, "e adesso cercano di diversificare le produzioni, puntando sulla vendita nei mercati cittadini". Come broccoli, lattughe e cavolfiori, anche il latte integra la dieta familiare e offre nuove opportunità di reddito. "Il nodo è la sostenibilità dell'impianto", evidenzia Cadima, guardando al futuro. "Una volta concluso il progetto, la cooperativa dovrà andare avanti da sola".



martedì 21 luglio 2026

Non le armi atomiche ma il disarmo genera la pace

 


Leone XIV: non le armi atomiche ma il disarmo genera la pace

La Libreria Editrice Vaticana pubblica un nuovo volume del Papa intitolato “Disarmata e disarmante. La pace è un dono”. Curata da Alessandro Banfi, è la prima antologia che attinge a vari interventi di Robert Francis Prevost sul tema della pace dal giorno della sua elezione, l’8 maggio 2025, introdotti da un suo testo inedito
LEONE XIV
«Pace a voi!»: è stato questo il primo saluto che Gesù Risorto ha rivolto ai suoi apostoli (Gv 20,19). Questo è anche il primo dono che Cristo risuscitato ha offerto ai suoi amici e a tutto il mondo: la pace. Quel dono, però, non avveniva “a buon mercato”: il corpo glorioso del Maestro di Nazaret mostrava le piaghe della Passione. Egli ha attraversato l’odio, la violenza, il crucifige del mondo. Gesù Cristo ha subito l’ingiustizia, disarmato e disarmante, ed è risorto. L’annuncio evangelico s’inseriva e s’inserisce nella storia. Oggi come duemila anni fa.
La pace è il grande desiderio che agita molti cuori, ma è anche spesso minacciata, calpestata, irrisa. Oggi ben 103 Stati sono coinvolti in qualche maniera in una guerra sulla Terra (1). Le armi rimbombano e uccidono in Ucraina, in Medio Oriente, in Sudan, in Myanmar, nello Yemen, in Congo e in tante altre situazioni.
Il mio amato predecessore Papa Francesco coniò a suo tempo l’espressione «Terza guerra mondiale a pezzi» per descrivere una situazione di diffusa conflittualità, senza precedenti dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ripercorrendo i miei interventi su questo tema, ora raccolti in quest’antologia, voglio sottolineare alcuni aspetti che mi stanno a cuore.
Innanzitutto, la pace è una responsabilità. Se il primo istinto di fronte a un problema che incontriamo, a una tensione che viviamo, a un’offesa che subiamo è quello di giudicare gli altri, di accusarli e perfino condannarli, sarà fatale che prima l’indifferenza e poi l’odio si sviluppino intorno a noi. Esiste un modo di vedere la realtà che distrugge e non costruisce. Invece la pace inizia da me. Inizia da noi.
Sant’Agostino diceva: «Sono tempi difficili, sono tempi duri, tempi di sventure. Vivete bene e, con la vita buona, cambiate i tempi: cambiate i tempi e non avrete di che lamentarvi» (2). Non possiamo chiedere la pace ai potenti del mondo se non cominciamo a viverla noi, a partire dai nostri rapporti quotidiani: nelle nostre famiglie, nelle nostre case, nelle nostre città, nei luoghi dove lavoriamo. La pace si costruisce con piccoli gesti quotidiani: un sorriso regalato, un’ingiuria perdonata, una parola buona.
Inoltre, la pace si edifica con la verità. Anche chi fa la guerra afferma di agire “in nome” della pace. Nessuno ha la sfrontatezza di dichiarare che vuole la guerra per la guerra: persino i potenti della Terra sanno che ogni persona aspira alla giustizia e desidera vivere in pace. Soprattutto dopo le terribili conseguenze degli eventi di Hiroshima e di Nagasaki, il ricorso alla guerra è sempre più un’«avventura senza ritorno», come scandì san Giovanni Paolo II (3).
Ho rievocato più volte l’accorato appello che san Paolo VI rivolse all’Assemblea delle Nazioni Unite. Quel che unisce gli uomini, notava il mio venerato predecessore, è un patto suggellato «con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei popoli e dell’intera umanità!» (4).


Soprattutto nell’era atomica, l’affermazione della verità deve farsi strada: non sono le armi atomiche che generano la pace, ma il disarmo. Tale verità, che sembrava acclarata nei decenni scorsi, durante i quali abbiamo assistito ad una de-escalation nucleare, è stata offuscata da una corsa agli armamenti che oggi spaventa e atterrisce. Come scrisse il cantautore e poeta Bob Dylan rivolgendosi figurativamente alla Bomba atomica, in una sua composizione poetica: «Ti odio perché ti ha fatto l’uomo e l’uomo ti possiede e l’uomo ti maneggia» (5).

La Chiesa pone umilmente oggi all’attenzione di tutti una domanda: la specie umana deve continuare ad abitare la Terra? La combinazione del dominio cibernetico con il riarmo globale induce a porre seriamente tale questione.

La pace cerca testimoni. Quest’antologia ce lo fa presente con la forza di tanti volti. Le figure di cui qui si parla, tra cui il beato Floribert Bwana Chui, i servi di Dio Giorgio La Pira e Dorothy Day, sono emblematiche di tanti uomini e donne che, in prima persona, hanno favorito la pace, vincendo la tentazione della corruzione, soccorrendo i poveri, favorendo la diplomazia.

Accanto a uomini e donne conosciuti, la pace è incarnata da “protagonisti non famosi” che hanno seguito la propria coscienza. È già accaduto nella storia che si arrivasse vicini alla catastrofe nucleare. Le cronache raccontano che la decisione di un singolo uomo, l’ufficiale sovietico Stanislav Petrov, contribuì a evitare una possibile guerra atomica globale: era il 26 settembre 1983. I radar del bunker vicino a Mosca, dove Petrov era di guardia, segnalarono il lancio di diversi missili balistici intercontinentali dagli Stati Uniti diretti verso l’Unione Sovietica. Si trattava però di un errore del sistema satellitare sovietico di localizzazione. Petrov, contravvenendo agli ordini, decise di non segnalare il presunto attacco: una scelta compiuta con la coscienza di chi sapeva che quel semplice gesto avrebbe potuto causare milioni di morti.

Un mondo in cui siano le macchine, per quanto sofisticate e più veloci di noi, a decidere un bombardamento su persone inermi sarebbe davvero spaventoso. La coscienza di un singolo uomo può valere il mondo intero.

La pace, infine, ha bisogno di speranza. La Chiesa continuerà a predicare la carità verso tutti gli uomini e le donne. Se c’è qualcosa che il mondo sta cercando oggi, credo sia un messaggio di speranza per il futuro. Guardiamo al domani con speranza, avendo trovato nel messaggio di Gesù l’unica fonte. Perché l’essenza dell’insegnamento di Cristo è questo: la carità, l’amore, il dare la vita per gli altri sconfiggono la morte, l’isolamento, la violenza: «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10).

A chi rischia di cadere nella tentazione della disperazione di fronte alle tante guerre in corso nel mondo, rivolgo l’invito che già Papa Pio XI estese a tutta la Chiesa: «Ringraziamo Dio perché ci fa vivere in tempi difficili. Ora, a nessuno è permesso essere mediocre». Dio ci guidi sulle strade della non-violenza. I credenti e le persone di buona volontà non smettano mai di operare come costruttori di pacificazione. Ciascuno faccia della pace la causa della propria vita.

Dal Vaticano, 19 giugno 2026



domenica 23 novembre 2025

NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL'UNIVERSO – SOLENNITÀ - ANNO C 23 novembre 2025

  domenica 23 Novembre 2025

Messa del Giorno

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL'UNIVERSO – SOLENNITÀ - ANNO C

Colore Liturgico bianco


Antifona

L’Agnello immolato
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza, forza e onore:
a lui gloria e potenza nei secoli dei secoli. (Ap 5,12;1,6)

Si dice il Gloria.

Colletta:


O Padre,
che ci hai chiamati a regnare con te
nella giustizia e nell’amore,
liberaci dal potere delle tenebre
perché, seguendo le orme del tuo Figlio,
possiamo condividere la sua gloria nel paradiso.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Prima Lettura

Unsero Davide re d'Israele.

Dal secondo libro di Samuèle
2Sam 5,1-3
 
In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”».
Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.

Parola di Dio.
 

Salmo Responsoriale

Dal Sal 121 (122)

R. Andremo con gioia alla casa del Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R.
 
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R.
 

Seconda Lettura

Ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Col 1,12-20
 
Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce.
È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre
e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore,
per mezzo del quale abbiamo la redenzione,
il perdono dei peccati.
Egli è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio,
primogenito di quelli che risorgono dai morti,
perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio
che abiti in lui tutta la pienezza
e che per mezzo di lui e in vista di lui
siano riconciliate tutte le cose,
avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra,
sia quelle che stanno nei cieli.

Parola di Dio.
 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! (Mc 11,9.10)

Alleluia.

Vangelo

Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 23,35-43
 
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Parola del Signore.

giovedì 23 ottobre 2025

LA PARROCCHIA FUNZIONI UNZIONI E ATTIVITÀ (Dal Foglietto settimanale della Collaborazione Pastorale di Palmanova

 LA PARROCCHIA    FUNZIONI UNZIONI  E  ATTIVITÀ 

La parrocchia è tipicamente il motore dell’attività pastorale nel suo territorio. Essa è innanzitutto comunità di catechesi, liturgia e carità. In essa condividono con il parroco la responsabilità delle attività gli operatori pastorali: catechisti, educatori, animatori, responsabili dei settori, ecc.; essi possono essere religiosi o laici.

 Le principali attività che si portano avanti in una parrocchia sono: 

 la pastorale di primo annuncio (kerigma) a quelli che sono lontani dalla fede e dalla Chiesa

  la catechesi in preparazione ai sacramenti dell’iniziazione cristiana: Battesimo, Riconciliazione, Cresima, Prima Comunione (Eucaristia);

  la pastorale degli adolescenti e dei giovani; 

 i corsi di preparazione al matrimonio; 

 la pastorale delle famiglie; 

 la formazione permanente degli adulti; 

 la pastorale della terza età;

  la pastorale della carità, attraverso la Caritas parrocchiale; 

 l’attenzione pastorale ai malati, ai quali viene portata la Comunione eucaristica a casa, e in particolare ai morenti, e la celebrazione dell’Unzione degli infermi; 

 l’accoglienza, la formazione e l’assistenza spirituale di movimenti e associazioni (es. Azione Cattolica, Scout, Rinnovamento nello Spirito, Focolarini, ecc.) 

I documenti dell’“anagrafe ecclesiastica” (atti di Battesimo, di Cresima, di Matrimonio, atti di Morte) sono conservati nelle parrocchie.





Nuove nomine arcivescovili in diverse Collaborazioni pastorali e Parrocchie dell'Arcidiocesi di Udine

  Nuove nomine arcivescovili in diverse Collaborazioni pastorali e Parrocchie L'arcivescovo mons. Riccardo Lamba ha nominato nuovi parro...