giovedì 2 luglio 2026

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A 05 Luglio 2026

domenica 05 Luglio 2026

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A

Colore Liturgico verde







Antifona

O Dio, accogliamo il tuo amore nel tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende sino ai confini della terra;
è piena di giustizia la tua destra. (Cf. Sal 47,10-11)

Si dice il Gloria.

Colletta

O Dio, che ti riveli ai piccoli
e doni ai poveri l’eredità del tuo regno,
rendici miti e umili di cuore,
a imitazione di Cristo tuo Figlio,
perché, portando con lui il giogo soave della croce, 
annunciamo al mondo la gioia che viene da te.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura

Ecco, a te viene il tuo re umile.

Dal libro del profeta Zaccarìa
Zc 9,9-10

Così dice il Signore:
«Esulta grandemente, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme! 
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso, 
umile, cavalca un asino, 
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire il carro da guerra da Èfraim 
e il cavallo da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato, 
annuncerà la pace alle nazioni,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal Fiume fino ai confini della terra».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 144 (145)

R. Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. R.
 
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.
 
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R.
 
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. R.
 

Seconda Lettura

Se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 8,9.11-13

Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno. (Cf. Mt 11,25)

Alleluia.

Vangelo

Io sono mite e umile di cuore.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,25-30

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore.

sabato 27 giugno 2026

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A 28 Giugno 2026


 XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A


Antifona

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia. (Sal 46,2)

Colletta

O Padre, che nel tuo Figlio povero e crocifisso 
ci fai ricchi del dono della tua stessa vita, 
rinvigorisci la nostra fede,
perché nell’incontro con lui
sperimentiamo ogni giorno la sua vivificante potenza. 
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Prima Lettura

Costui è un uomo di Dio, un santo, si fermi da noi.

Dal secondo libro dei Re
2Re 4,8-11.14-16a

Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c'era una donna facoltosa, che l'invitò con insistenza a tavola. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. Essa disse al marito: "Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Prepariamogli una piccola camera al piano di sopra, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e una lampada, sì che, venendo da noi, vi si possa ritirare".
Recatosi egli un giorno là, si ritirò nella camera e si coricò. Eliseo chiese a Giezi il suo servo: "Che cosa si può fare per questa donna?". Il servo disse: "Purtroppo essa non ha figli e suo marito è vecchio". Eliseo disse: "Chiamala!". La chiamò; essa si fermò sulla porta. Allora disse: "L'anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio".

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 88 (89)

R. Canterò per sempre l’amore del Signore.

Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà, 
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre; 
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà». R.

Beato il popolo che ti sa acclamare: 
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto; 
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia. R.

Perché tu sei lo splendore della sua forza 
e con il tuo favore innalzi la nostra fronte. 
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele. R.

Seconda Lettura

Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti con lui: camminiamo in una vita nuova.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 6,3-4.8-11

Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui.
Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio.
Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.
 
Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa; 
proclamate le grandezze di Dio, che vi ha chiamato
dalle tenebre all'ammirabile sua luce. (Cf. 1Pt 2,9)

Alleluia.

Vangelo

Chi non prende la croce non è degno di me. Chi accoglie voi, accoglie me.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,37-42

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: "Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa".

Parola del Signore.

venerdì 19 giugno 2026

AMERICA/ARGENTINA - La diocesi di La Rioja ad un mese dalla celebrazione del 50° anniversario del martirio dei 4 beati

 La Rioja (Agenzia Fides) – Ad un mese dal 50° anniversario del martirio dei quattro beati di La Rioja, l’intera popolazione si sta preparando a commemorare il vescovo Enrique Angelelli, i sacerdoti Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville, e il laico, marito e padre Wenceslao Pedernera che hanno dato la vita per il Vangelo e per i loro fratelli. Durante il periodo di regime militare, pur desiderando il bene comune, furono considerati sospetti e assassinati. “La Chiesa li ha proclamati beati nel 2019 e quest'anno, nel 50° anniversario del loro martirio, li celebriamo rendendo grazie per le loro vite donate al servizio degli altri”, scrive all’Agenzia Fides il vescovo della diocesi di La Rioja, Dante Braida.


I quattro Beati saranno ricordati in diversi eventi che si protrarranno dal 17 luglio al 2 agosto 2026. Tra questi, il 17 luglio sarà celebrata una Messa nella Cattedrale di La Rioja, dedicata a San Nicola da Bari, a cui seguiranno altre celebrazioni nei luoghi dove queste figure esemplari hanno perso la vita in maniera violenta.

Nel mese di gennaio 2026 il vescovo Braida aveva annunciato l'apertura del Giubileo diocesano per il 50° anniversario del loro martirio (vedi Agenzia Fides 8/1/2026). A seguire si riportano brevi biografie dei 4 beati riojani.

Il vescovo Enrique Ángel Angelelli nacque a Córdoba il 17 luglio 1923, fu ordinato sacerdote a Roma il 9 ottobre 1949. Nel 1951, conseguì la Licenza in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Al suo ritorno nella natia Córdoba nel settembre del 1951, prestò servizio come Vicario Ausiliare presso la Parrocchia di San José nel quartiere di Barrio Alto Alberdi, occupandosi anche dell'assistenza ai malati presso l'Hospital Clínicas. Fu nominato Segretario Aggiunto della Curia Arcivescovile. Nel dicembre del 1960 fu nominato vescovo titolare di Listra e vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Cordova. Di fronte alla sofferenza e alla miseria derivanti dalle ingiustizie sociali, divenne voce, nelle sue omelie e nei suoi interventi pubblici, di campagne di solidarietà per alleviare la fame e l'abbandono dei bisognosi. In una delle sue attività episcopali, chiamato a benedire le abitazioni per i lavoratori delle cave di calce di Malagueño, sottolineò, sia ai datori di lavoro che ai lavoratori, il valore dell'impegno verso "il Cristo sofferente incarnato nei lavoratori"; e scelse di pranzare con loro piuttosto che nello spazio riservato ai datori di lavoro. Da sempre sostenitore dell'opera di sacerdoti e suore impegnati a favore dei poveri, partecipò ai dibattiti del Concilio Ecumenico Vaticano II a Roma, dove nel 1965 insieme ad altri quarantadue vescovi, firmò il "Patto delle Catacombe", promuovendo una Chiesa al servizio dei poveri. All'età di 45 anni, il 24 agosto 1968, assunse la guida della Diocesi di La Rioja. Valorizzando la storia e la cultura di La Rioja, rafforzò la religiosità popolare, promosse la formazione di cooperative contadine e incoraggiò la sindacalizzazione di braccianti agricoli, minatori e lavoratori domestici, con la partecipazione dei quattro decanati in cui era organizzata la diocesi. La persecuzione della Chiesa nella Rioja si intensificò dopo l'instaurazione della dittatura militare nel marzo del 1976, con vessazioni e arresti di sacerdoti, suore e laici, e persino torture. Al vescovo fu consigliato di lasciare la Rioja, ma egli rifiutò, affermando: "È proprio quello che vogliono, che me ne vada così che le pecore si disperdano". Il 4 agosto 1976, il vescovo Angelelli fu assassinato vicino a Punta de Los Llanos mentre tornava da Chamical a La Rioja. Il tribunale stabilì che la morte del Vescovo fu un "omicidio premeditato a freddo, previsto dalla vittima". Le indagini furono quindi sospese fino alla loro riapertura definitiva nel 2006, culminata nella condanna di alcuni dei responsabili nel 2014.

Padre Carlos de Dios Murias nato nella provincia di Córdoba il 10 ottobre 1945, fu ordinato sacerdote a Buenos Aires il 17 dicembre 1972 dal vescovo di La Rioja Enrique Angelelli, che conosceva fin dall'adolescenza. Nel 1976 fu assegnato in modo permanente al servizio pastorale nella diocesi di La Rioja, dove il vescovo Angelelli lo nominò vicario assistente della parrocchia di "El Salvador" a Chamical, insieme al sacerdote francese p. Gabriel Longueville, giunto in quella comunità nel 1971. Nelle sue omelie, denunciò diverse ingiustizie a Chamical, come le precarie condizioni di vita dei contadini, che ricevevano salari miseri per il loro lavoro. Durante la dittatura militare, p. Carlos continuò a predicare con incrollabile convinzione, denunciando con fervore le ingiustizie di quell'epoca. Degno di nota è il suo coraggio nel difendere i più poveri; alzò la voce con forza e senza timore in difesa degli emarginati. Dopo aver ricevuto minacce, dichiarò in un'omelia: "Possono mettere a tacere la voce di questo sacerdote. Possono mettere a tacere la voce del vescovo, ma non potranno mai mettere a tacere la voce del Vangelo". Nella notte del 18 luglio 1976, p. Carlos e p. Gabriel stava cenando a casa delle Suore di San Giuseppe quando arrivarono degli uomini sconosciuti, muniti di tesserini di riconoscimento, che affermavano di essere agenti della Polizia Federale. Chiesero a p. Carlos di accompagnarli nella città di La Rioja con il pretesto di testimoniare a favore di alcuni detenuti di Chamical. Padre Gabriel si rifiutò di lasciarlo andare da solo e disse: "Vengo con voi". Tuttavia, invece di essere condotti nella capitale, furono portati lungo la Strada Statale 38, a 8 km da Chamical, dove furono torturati e poi crivellati di proiettili. I loro corpi furono ritrovati due giorni dopo da alcuni operai ferroviari. Padre Carlos aveva 30 anni e p. Gabriel 45 quando furono assassinati.

Padre Gabriel Longueville nacque il 18 marzo 1931 a Étables, una piccola città dell'Ardèche, nel sud della Francia. Fin da giovanissimo, espresse la vocazione al sacerdozio e nel 1948 entrò nel seminario maggiore di Viviers. Nel 1952 la sua formazione fu interrotta dalla chiamata alle armi durante la guerra coloniale francese contro gli algerini che lottavano per l'indipendenza. Questa dura esperienza lo segnò profondamente. Nel 1956, tornò in seminario per completare la sua formazione sacerdotale e il 23 luglio 1957 fu ordinato sacerdote. Nel 1968, decise di rispondere all'appello di Papa Pio XII, che incoraggiava i sacerdoti diocesani a impegnarsi nell'opera missionaria nei paesi in cui il dono della fede doveva essere diffuso, nell'enciclica "Fidei Donum". Il 1° febbraio 1970 arrivò in Argentina, precisamente nell'Arcidiocesi di Corrientes, ma prima trascorse tre mesi a Cuernavaca, in Messico. Nel 1971, di comune accordo con il responsabile argentino del Comitato Episcopale Francia-America Latina, si trasferì nella Diocesi di La Rioja, dove si unì al progetto pastorale del Vescovo Angelelli. Il 7 maggio 1971 fu nominato viceparroco della parrocchia di El Salvador a Chamical, La Rioja. Gli abitanti del luogo lo ricordano come un uomo semplice, gentile e disponibile, che visitava i vicini in bicicletta, in particolare i più poveri, e la sua personalità lo rendeva molto benvoluto da tutti. Come parroco, si impegnò a conoscere tutti, visitando ogni angolo della parrocchia. La sera del 18 luglio 1976, p. Gabriel volle seguire il suo amico p. Carlos che venne prelevato da sconosciuti che affermavano di appartenere alla Polizia Federale, con la scusa di accompagnarli a La Rioja per testimoniare a favore di alcuni detenuti di Chamical. I loro corpi furono ritrovati due giorni dopo nella zona di Bajo de Lucas, a 8 km dalla chiesa parrocchiale, dove erano stati assassinati. È opportuno sottolineare lo spirito missionario di p. Gabriel, che lo spinse a lasciare la sua terra natale per servire come sacerdote in luoghi dove ce n'erano pochissimi. Era un uomo di vera dedizione, costantemente impegnato nella sua missione. Sapeva benissimo cosa stava accadendo quella notte del 18 luglio; era pienamente consapevole della situazione. Avevano già ricevuto minacce e, dal profondo del cuore, dichiarò con fermezza: "Io sono con voi", come raccontarono le suore che lo aveva ospitato per la cena quella sera in cui fu ucciso insieme all'amico p. Carlos.

Wenceslao Pedernera nacque il 28 settembre 1936 nella provincia di San Luis. Nel 1961 si stabilì a Mendoza, dove lavorò come bracciante nelle tenute dei vigneti "Gargantini". Marito e padre, nel 1968 si avvicinò alla Chiesa durante la novena alla Madonna di Carrodilla. Nel 1972 insieme alla moglie Ramona Cornejo prese parte a due corsi di formazione nella diocesi di La Rioja. Grazie al suo impegno e alla sua disponibilità, alla fine del 1973 fu nominato coordinatore del Movimento Rurale di Azione Cattolica in Argentina per la regione di Cuyo. Nel 1974, entrarono a far parte del progetto comunitario "La Buena Estrella", fino a quando il vescovo Angelelli chiese loro di lasciarlo per motivi di sicurezza. Si trasferì con la famiglia in un appezzamento di terreno vicino alla parrocchia di Nostra Signora della Candelaria a Sañogasta. Insieme a sua moglie erano catechisti a "La Puntilla", alla periferia di Sañogasta, e raccoglievano vestiti da distribuire ai bisognosi. Wenceslao continuò a collaborare con gli abitanti di Sañogasta, fu un grande promotore del lavoro cooperativo tra i contadini, insegnando loro ad arare, seminare, scavare canali di irrigazione e mietere. Cercò di mettere in pratica il messaggio del Vangelo dando priorità ai più vulnerabili e si impegnò a difendere i diritti dei lavoratori rurali che, ai suoi tempi, subivano lo sfruttamento da parte dei proprietari terrieri che pagavano ai loro braccianti salari miseri, pochissimo denaro e talvolta solo una piccola parte del raccolto, dopo lunghe giornate di lavoro. Durante la dittatura militare in Argentina, coloro che sostenevano le cooperative venivano etichettati come sovversivi e, per questo motivo, Wenceslao e sua moglie ricevettero minacce che si concretizzarono nelle prime ore del mattino del 25 luglio 1976, quando qualcuno bussò alla loro porta. Spaventata, la moglie lo implorò di non aprire, al che Wenceslao rispose che poteva essere qualcuno che aveva bisogno di un favore. Aprì la porta e quattro uomini incappucciati gli spararono contro davanti alla moglie e alle figlie. Testimoni oculari hanno riferito che tra le sue ultime parole alle figlie ci furono: "Non odiate, perdonate".

(AP) (Agenzia Fides 19/6/2026)

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A 21 Giugno 2026

 

 domenica 21 Giugno 2026

Messa del Giorno

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A

Colore Liturgico verde


Antifona

Il Signore è la forza del suo popolo,
rifugio di salvezza per il suo consacrato.
Salva il tuo popolo, o Signore,
e benedici la tua eredità,
sii loro pastore e sostegno per sempre. (Cf. Sal 27,8-9)

Si dice il Gloria.

Colletta

O Dio, che affidi alla nostra debolezza 
l’annuncio profetico della tua parola,
liberaci da ogni paura,
perché non ci vergogniamo mai della nostra fede, 
ma confessiamo con franchezza
il tuo nome davanti agli uomini.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura

Ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.

Dal libro del profeta Geremìa
Ger 20,10-13

Sentivo la calunnia di molti: 
«Terrore all’intorno!
Denunciatelo! Sì, lo denunceremo». 
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: 
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, 
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto, 
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro, 
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore, 
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero 
dalle mani dei malfattori.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 68 (69)

R. Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio.

Per te io sopporto l’insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
sono diventato un estraneo ai miei fratelli, 
uno straniero per i figli di mia madre.
Perché mi divora lo zelo per la tua casa,
gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me. R.

Ma io rivolgo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza.
O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,
nella fedeltà della tua salvezza.
Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore; 
volgiti a me nella tua grande tenerezza. R.

Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio, 
perché il Signore ascolta i miseri
non disprezza i suoi che sono prigionieri. 
A lui cantino lode i cieli e la terra,
i mari e quanto brùlica in essi. R.

Seconda Lettura

Il dono di grazia non è come la caduta.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 5,12-15

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c'era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Lo Spirito della verità darà testimonianza di me,
dice il Signore,
e anche voi date testimonianza. (Gv 15,26b.27a)

Alleluia.

Vangelo

Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Parola del Signore.

Preghiera dei Fedeli

La preghiera degli umili attraversa le nubi e giunge fino al trono di Dio.
Pieni di fede invochiamo il Signore, Padre giusto e misericordioso.

R/. Signore, difensore dei poveri, ascoltaci.

Benedici la santa Chiesa:
seguendo fedelmente il Cristo tuo Figlio sulla via della croce, orienti a lui il cuore di ogni uomo.
Noi ti preghiamo. R/.
Sorreggi con la forza del tuo Spirito il papa e tutti i ministri del Vangelo: annuncino sempre con franchezza e fedeltà
che solo Cristo Signore ha parole di vita eterna.
Noi ti preghiamo. R/.
Allevia le soΩerenze dei popoli travagliati dalla violenza, dalla miseria, dalle calamità naturali:
sperimentando la solidarietà di tutti
riconoscano in te la fonte della salvezza e della pace.
Noi ti preghiamo. R/.
Sostieni i volontari, gli infermieri, i medici che sono in prima linea nel curare i malati, anche a costo della propria incolumità.
Noi ti preghiamo. R/.
Illumina noi qui presenti:
donaci forza per una vita di fede coerente e docile alla potenza del tuo amore.
Noi ti preghiamo. R/.
Signore Dio nostro, che gioisci delle tue creature e le sostieni con la forza del tuo Spirito,
fa’ che gli umili riprendano coraggio,
e si manifesti la tua salvezza tra le genti. Per Cristo nostro Signore.
R/. Amen.

sabato 13 giugno 2026

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A 14 Giugno 2026

  domenica 14 Giugno 2026

Messa del Giorno

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A



Antifona

Ascolta, o Signore, la mia voce: a te io grido.
Sei tu il mio aiuto: non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. (Sal 26,7.9)

Si dice il Gloria.

Colletta

O Padre, che hai fatto di noi
un regno di sacerdoti e una nazione santa,
donaci di ascoltare la tua voce
e di custodire la tua alleanza,
per annunciare con le parole e con la vita
che il tuo regno è vicino.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura

Sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa.

Dal libro dell'Èsodo
Es 19,2-6a

In quei giorni, gli Israeliti, levate le tende da Refidìm, giunsero al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte.
Mosè salì verso Dio, e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: "Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa”».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 99 (100)

R. Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.

Acclamate il Signore, voi tutti della terra, 
servite il Signore nella gioia, 
presentatevi a lui con esultanza. R.

Riconoscete che solo il Signore è Dio: 
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo. R.

Buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione. R.

Seconda Lettura

Se siamo stati riconciliati per mezzo della morte del Figlio, molto più saremo salvati mediante la sua vita.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 5,6-11 

 
Fratelli, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.
Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui. Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Il regno di Dio è vicino: 
convertitevi e credete nel Vangelo. (Mc 1,15)

Alleluia.

Vangelo

Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, li mandò.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9,3610,8 

 
In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Parola del Signore.

mercoledì 10 giugno 2026

Papa Bergoglio e la luna

 

Papa Bergoglio e la luna

lunedì, 20 aprile 2026

VaticanMedia

di Gianni Valente

Roma (Agenzia Fides) - Il primo anniversario dalla fine della vita terrena di Papa Francesco sopravviene mentre l'attuale Vescovo di Roma è immerso in un impegnativo e sorprendente viaggio apostolico, circondato da quel popolo di Dio che anche Bergoglio tanto amava. Con tappe in ben quattro Paesi del Continente africano, dove lo hanno accolto e continuano a accoglierlo piccole comunità e moltitudini festanti, in terre raggiunte dall’annuncio cristiano nei tempi apostolici e in altre terre dove le comunità cristiane sono fiorite grazie all’opera di missionari e missionarie, negli ultimi secoli.

Anche questa circostanza fortuita si rivela preziosa per gustare e vivere in pienezza la gratitudine per il mistero della Chiesa in cammino nella storia, e anche la memoria grata verso il Successore di Pietro che ha lasciato questo mondo il 21 aprile 2025, Lunedì dell’Angelo, dopo che il giorno prima, domenica di Pasqua, con le ultime sue forze aveva benedetto il mondo dalla Loggia centrale dalla Basilica di San Pietro.

Nel mistero della Chiesa, nulla accade per caso. E anche dalle circostanze più ordinarie si possono sprigionare suggestioni di luce e conforto per tutti.

A un anno dalla sua morte terrena, mentre si dissipa la cortina fumogena in cui detrattori avvelenati e laudatores interessati avvolgevano i giorni e le stagioni del suo pontificato, la giusta distanza aiuta a cogliere i tratti e gli accenti delle le parole importanti che Papa Bergoglio ha sussurrato al cuore della Chiesa di Cristo, nel tempo in cui è stato lui il Vescovo di Roma.

Papa Bergoglio, da Successore di Pietro, ha certo ripetuto a modo suo che la fede non nasce dal cuore dell’uomo, ed è dono gratuito di Cristo, che può attirare a sé gli uomini e le donne di ogni tempo e ogni condizione. Ha ripetuto che per questo anche la Chiesa non vive di se stessa, ma solo della grazia di Cristo. Nel suo magistero quotidiano, nelle omelie, nelle catechesi, nei documenti, ha descritto innumerevoli dettagli e manifestazioni di questo tratto - la dipendenza in ogni suo passo alla grazie di Cristo - che connota come impronta genetica tutto il cammino della Chiesa nella storia.

Col sul magistero, Papa Bergoglio ha anche ripetuto che ogni forma di introversione ecclesiale, di auto-referenzialità, rappresenta una patologia. E che Cristo può sempre redimere la sua Chiesa dal ripiegamento su se stessa, dai clericalismi di vecchio e nuovo conio che sempre l’assediano, attirandola sempre a sé e rinnovandola sempre col suo perdono.

Già nel suo breve discorso alle congregazioni generali del 2013, prima del Conclave che lo scelse come Vescovo di Roma, per suggerire il mistero più intimo della Chiesa Bergoglio aveva ripreso riproposto la formula del "Mysterium Lunae", a lui tanto cara: quella con cui i Padri greci e latini dei primi secoli volevano suggerire che la Chiesa non brilla di luce propria, rimarrebbe un corpo opaco e buio, se Cristo non la illuminasse con la sua luce e la sua grazia, come il sole fa con la luna.

Proprio perché è di Cristo, non vive per se stessa e non brilla di luce propria - ha ripetuto anche Papa Francesco - la Chiesa è missionaria. Per sua natura non può compiacersi di se stessa, non può promuovere se stessa, non può annunciare se stessa. Può solo rimandare a altro da sè, Può solo rimandare alla grazia e all’opera di Cristo Risorto, che la fa vivere e la illumina, come fa il sole con la luna.

La conversione missionaria è stata la nota di fondo del Pontificato di Papa Francesco.

l’impeto e la domanda di una rinnovata missionarietà sono diventati come il palpito pulsante del suo magistero. Il filo rosso che ha attraversato tutto il suo esercizio del ministero petrino. Un filo che ora scorre tenace e fecondo nel magistero dell’attuale Successore di Pietro. assimilando i due Pontefici , nella diversità degli accenti e dei temperamenti, noncurante di tante stucchevoli e avvizzite elucubrazioni sulle “discontinuità” tra i registri personali dei diversi Vescovi di Roma. Quando era già partito per il suo primo viaggio in terre africane, con scelta suggestiva e emblematica, Papa Leone XIV ha fatto pubblicare la Lettera inviata il 12 aprile ai Cardinali per riproporre spunti emersi al Concistoro dello scorso gennaio nei gruppi di lavoro concentrati sulle prospettive missionarie suggerite da Papa Francesco nella sua Esortazione apostolica “programmatica”, la Evangelii gaudium. Nella sua Lettera, Papa Prevost ha richiamato anche «la necessità di rilanciare Evangelii gaudium per verificare con onestà che cosa, a distanza di anni, sia stato realmente recepito e che cosa invece resti ancora sconosciuto e inattuato».

A un anno dalla fine della sua vita terrena, appare ancora più evidente che anche il Pontificato di Papa Francesco, con la sua inquietudine evangelica, rimandava a altro da sé. Il “Mysterum Lunae”, la formula e l’intuizione che per lui coglieva il cuore e il mistero della Chiesa, può essere applicato per analogia anche alla sua avventura cristiana e al tempo del suo ministero petrino.
Fin dai primi passi del suo Pontificato, Papa Bergoglio aveva detto al mondo che i miracoli non poteva farli lui, un povero «peccatore a cui Cristo ha guardato». Uno che non ha mai nascosto i suoi limiti, che non era andato a abitare nel Palazzo apostolico non per pauperismo ma «per motivi psichiatrici», perché preferiva vivere in una dimora dove fosse quotidiano il contatto con tante altre persone. Per anni ha ripetuto senza sosta che il cristianesimo non vince e avvince il mondo in forza di strategie papali, ma per “delectatio”, come diceva sant'Agostino; «per attrattiva», come anche lui ripeteva sempre sempre, citando Papa Ratzinger.
Per lungo tempo, circoli e commentatori hanno scelto la strategia di concentrare i riflettori in maniera esclusiva sulla figura del Papa, sui suoi tratti personali, sulle sue qualità e sui suoi limiti. Separandolo dal corpo vivo della Chiesa per farne una monade, o una star, un capo-partito. E innescare intorno alla sua figura una polarizzazione universale.

parafrasando il vecchio detto orientale, quando Papa Bergoglio indicava luna, gli stolti guardavano solo Bergoglio, si soffermavano sulle sue indubbie doti, sui tratti caratteriali, o sugli errori compiuti lungo il cammino.
Il popolo di Dio, seguendo il suo “Sensus fidei”, guardando Papa Bergoglio, ha guardato la luna che lui indicava. Per questo continua a voler bene a Papa Bergoglio.

Questa dinamica continua a riproporsi in forma singolare e imprevedibile anche adesso, nel luogo in cui riposano per sempre i suoi resti mortali. Nella Basilica di Santa Maria Maggiore, romani e pellegrini percorrono la navata sinistra per soffermarsi in silenzio e preghiera davanti alla sua tomba. E non si fermano lì: con pochi passi raggiungono la Cappella Paolina e vanno a salutare e pregare l’icona di Maria, "Salus Populi Romani", davanti alla quale Papa Bergoglio sostò in preghiera 126 volte negli anni del suo Pontificato. Così la memoria grata verso Papa Francesco non guarda solo Papa Francesco, e avvolge anche lui in un unico abbraccio con le preghiere, le domande e i grazie rivolti verso l’icona di Maria che era a lui tanto cara, nel cuore di Roma. (Agenzia Fides 20/4/2026)


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