venerdì 31 luglio 2026

il diacono Nicandro Mastrogiovanni

 Ho appreso la notizia e purtroppo sono pentito di averlo conosciuto superficialmente, l'unica occasione di conoscerlo è stata la deposizione dell'urna cineraria di mia sorella in maggio del 2025. Purtroppo è stata una cerimonia semplice  perchè tutti eravamo tristi per Rita e la stretta di mano è stata di condoglianze, ma lui ci ha fatto pregare insieme e questo ha acceso luci di speranza sulla morte.

Per cui grazie Nicandro, lo scriba non ha perso tempo, avuta la notizia ha pregato per te, tu prega per Palmanova ne ha bisogno! Nella foto porti un segno del passato che Mons. Damiani ha lasciato ai parroci e ai cittadini, anzi ai fedeli che adesso sono un po' lontani dal "tempio". Spero che le tue preghiere dal cielo possano fare tanto, per i palmarini tutti e per tutti quelli che hai incontrato nella vita terrena. Grazie Diacono Nicandro.

( Dal sito dell'arcidiocesi di Udine)
Il Signore ha chiamato a sé il diacono Nicandro Mastrogiovanni

Lutto nella Chiesa udinese, in particolare nella Parrocchia di Palmanova, per la morte del diacono Nicandro Mastrogiovanni. Aveva 64 anni ed era diacono da un anno e mezzo.


La Chiesa udinese annuncia la salita al cielo del diacono Nicandro Mastrogiovanni, deceduto giovedì 30 luglio nella sua abitazione a Palmanova. Da tempo soffriva di una patologia respiratoria. L’arcivescovo mons. Riccardo Lamba, unitamente a tutta l’Arcidiocesi di Udine, affida al Signore l’anima di questo fratello e si stringe in preghiera alla famiglia, in particolare alla moglie Clara, al figlio Gabriele, alla nuora e al nipote.

Nato a Calvi Risorta, in provincia di Caserta, nel 1962, Mastrogiovanni è giunto in Friuli nel 1985 come Sottufficiale dell’esercito. Sposato dal 1989, ben inserito nella comunità di Palmanova, è stato ministro straordinario della comunione, catechista (assieme alla moglie) e animatore della Liturgia della Parola. Dal 2015 e fino all’istituzione delle Collaborazioni pastorali, nel 2018, è stato direttore del Consiglio pastorale parrocchiale di Palmanova.

Dopo gli studi in teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Udine, Mastrogiovanni è stato ordinato diacono il 2 marzo 2025; ha proseguito da ministro ordinato il suo servizio nella comunità palmarina, nella liturgia e accanto alle persone ospiti della locale casa di riposo.

Le esequie di Nicandro Mastrogiovanni saranno presiedute dall’arcivescovo mons. Riccardo Lamba sabato 1° agosto alle 10 nel duomo dogale di Palmanova, dove la salma del defunto diacono giungerà fin dalle ore 9.

lunedì 27 luglio 2026

Approfondimento di Martines su Fondazione Palmanova

 

ASSESTAMENTO. MARTINES (PD): FONDAZIONE PALMANOVA, SCELTA STRATEGICA

24.07.2026
16:52
(ACON) Trieste, 24 lug - - "Una delle misure più qualificanti degli interventi in materia di cultura, riguardante la valorizzazione del territorio, è sicuramente la nascita della Fondazione Palmanova. Si tratta di uno strumento indispensabile per garantire una gestione moderna, stabile e qualificata di un patrimonio storico e culturale di valore nazionale che ho sostenuto con convinzione, e che è partito lo scorso anno da un progetto condiviso istituzionalmente con la Giunta regionale e che ho seguito in prima persona".

Lo afferma in una nota il consigliere regionale Francesco Martines (Pd), a margine del dibattito sull'Assestamento di bilancio. "Su questa vicenda - continua Martines - è necessario ristabilire la verità dei fatti. Il percorso per arrivare alla Fondazione non nasce nelle ultime settimane, né da un ordine del giorno presentato in Consiglio regionale, ma oltre un anno fa, attraverso un lavoro politico e tecnico costruito con pazienza e riservatezza".

"Il 4 marzo 2025 - insieme all'assessore Stefano Zannier, spiega il consigliere -, incontrai il presidente Fedriga per sottoporgli la necessità di creare una Fondazione dedicata a Palmanova, consegnandogli un dossier sul patrimonio storico e monumentale della città e sulle esigenze di manutenzione e gestione. Il presidente manifestò il sostegno della Regione e indicò come interlocutori l'assessore Mario Anzil e il ministero della Cultura".

"Da quel momento - prosegue il dem - si è sviluppato un lavoro istituzionale che ha coinvolto Regione, uffici competenti e ministero della Cultura, con il confronto con i ministri Luca Ciriani e Alessandro Giuli. La Giunta regionale ha quindi predisposto la norma istitutiva della Fondazione, poi ritirata dalla legge multisettoriale per ragioni tecniche, con l'impegno di ripresentarla nell'Assestamento di luglio".

""Nel ringraziare tutti gli attori politici citati, che hanno creduto in questa idea e la Direzione regionale che assieme alla Giunta e agli uffici del Comune che si sono impegnati in questi 10 mesi e per rendere merito a tutti loro - continua il consigliere -, non posso condividere il tentativo di attribuire a un ordine del giorno presentato il 23 maggio la paternità di un percorso costruito in oltre un anno di lavoro. Scelsi di sottoscriverlo perché ogni atto utile a rafforzare l'obiettivo della Fondazione era positivo per Palmanova. Ma sostenere un risultato è una cosa, riscrivere la storia del percorso che lo ha reso possibile è un'altra".

Secondo Martines "la Fondazione rappresenta un passaggio storico per la città stellata: garantirà una gestione stabile del patrimonio, manutenzioni continuative, procedure più efficaci e la valorizzazione del patrimonio Unesco e dei contenitori culturali".

"Questo -conclude il dem - era l'obiettivo quando il progetto è nato e continua a esserlo oggi. Non mi interessano fotografie o titoli di giornale. Rivendico il metodo: lavorare con discrezione, costruire alleanze istituzionali e mettere al primo posto l'interesse della comunità". ACON/COM/sm

Norma che avvia il percorso di costituzione della Fondazione Palmanova

 


Il sindaco di Palmanova Giuseppe Tellini, d’intesa con l’intera Giunta comunale, esprime grande soddisfazione per l’approvazione da parte del Consiglio regionale della norma che avvia il percorso di costituzione della Fondazione Palmanova, uno strumento destinato a rafforzare la tutela, la gestione e la valorizzazione del patrimonio storico, monumentale e culturale della Città Stellata Unesco.

“Si tratta di una giornata importante per Palmanova e per il suo futuro. Circa un anno e mezzo fa, come Amministrazione comunale, abbiamo avviato una riflessione approfondita sulle prospettive della città, prendendo atto della crescente complessità nella gestione di un patrimonio di valore eccezionale, la cui tutela coinvolge molteplici enti e istituzioni. Da quella ponderata valutazione è nata la convinzione che fosse necessario dotarsi di uno strumento nuovo, capace di garantire una gestione più efficace, stabile e condivisa di un patrimonio unico al mondo”.

Il sindaco sottolinea come il risultato odierno sia il frutto di un lavoro istituzionale corale, sviluppatosi con discrezione e spirito di collaborazione.

“Desidero ringraziare il consigliere regionale Francesco Martines, che si è fatto interprete e promotore di questa istanza fin dalle sue fasi iniziali, trovando da subito la condivisione del presidente della Regione Massimiliano Fedriga, del vicegovernatore Mario Anzil, dell’assessore Stefano Zannier e dei ministri Luca Ciriani e Alessandro Giuli, che hanno creduto nell’importanza strategica di questo progetto per Palmanova e per l’intero Friuli Venezia Giulia”.

Un ringraziamento particolare è rivolto anche a quanti hanno lavorato dietro le quinte.

“L’approvazione della norma è anche il risultato dell’impegno appassionato di tanti funzionari pubblici che, con competenza e senso delle istituzioni, hanno accompagnato questo percorso. Il nostro grazie va in particolare alla Direzione centrale Cultura della Regione e all’Ufficio tecnico comunale, che hanno contribuito in modo determinante alla costruzione di un progetto destinato a segnare una svolta nella gestione e nella valorizzazione della nostra città”.

Per l’Amministrazione comunale, la nascita della Fondazione rappresenta un passaggio decisivo per assicurare nel tempo una gestione coordinata del patrimonio Unesco, sostenere le attività culturali, valorizzare i grandi investimenti in corso e affrontare con strumenti adeguati le esigenze manutentive e organizzative di una città dal valore storico e monumentale unico.

 

venerdì 24 luglio 2026

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A 26 Luglio 2026


 

domenica 26 Luglio 2026

Messa del Giorno

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A



Antifona

Dio sta nella sua santa dimora:
a chi è solo fa abitare una casa;
dà forza e vigore al suo popolo. (Cf. Sal 67,6.7.36)

Colletta

 
O Padre, fonte di sapienza,
che in Cristo ci hai svelato il tesoro nascosto
e ci hai donato la perla preziosa,
concedi a noi un cuore saggio e intelligente,
perché, fra le cose del mondo, sappiamo apprezzare
il valore inestimabile del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura

Hai domandato per te la sapienza.

Dal primo libro dei Re
1Re 3,5.7-12

In quei giorni a Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda». 
Salomone disse: «Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?». 
Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 118 (119)

R. Quanto amo la tua legge, Signore!

La mia parte è il Signore:
ho deciso di osservare le tue parole.
Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d'oro e d'argento. R.

Il tuo amore sia la mia consolazione,
secondo la promessa fatta al tuo servo.
Venga a me la tua misericordia e io avrò vita,
perché la tua legge è la mia delizia. R.

Perciò amo i tuoi comandi,
più dell'oro, dell'oro più fino.
Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti
e odio ogni falso sentiero. R.

Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici. R.

Seconda Lettura

Ci ha predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 8,28-30

Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. 
Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno. (Mt 11,25)

Alleluia.

Vangelo

Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,44-52

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. 
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Parola del Signore.

martedì 21 luglio 2026

Non le armi atomiche ma il disarmo genera la pace

 


Leone XIV: non le armi atomiche ma il disarmo genera la pace

La Libreria Editrice Vaticana pubblica un nuovo volume del Papa intitolato “Disarmata e disarmante. La pace è un dono”. Curata da Alessandro Banfi, è la prima antologia che attinge a vari interventi di Robert Francis Prevost sul tema della pace dal giorno della sua elezione, l’8 maggio 2025, introdotti da un suo testo inedito
LEONE XIV
«Pace a voi!»: è stato questo il primo saluto che Gesù Risorto ha rivolto ai suoi apostoli (Gv 20,19). Questo è anche il primo dono che Cristo risuscitato ha offerto ai suoi amici e a tutto il mondo: la pace. Quel dono, però, non avveniva “a buon mercato”: il corpo glorioso del Maestro di Nazaret mostrava le piaghe della Passione. Egli ha attraversato l’odio, la violenza, il crucifige del mondo. Gesù Cristo ha subito l’ingiustizia, disarmato e disarmante, ed è risorto. L’annuncio evangelico s’inseriva e s’inserisce nella storia. Oggi come duemila anni fa.
La pace è il grande desiderio che agita molti cuori, ma è anche spesso minacciata, calpestata, irrisa. Oggi ben 103 Stati sono coinvolti in qualche maniera in una guerra sulla Terra (1). Le armi rimbombano e uccidono in Ucraina, in Medio Oriente, in Sudan, in Myanmar, nello Yemen, in Congo e in tante altre situazioni.
Il mio amato predecessore Papa Francesco coniò a suo tempo l’espressione «Terza guerra mondiale a pezzi» per descrivere una situazione di diffusa conflittualità, senza precedenti dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ripercorrendo i miei interventi su questo tema, ora raccolti in quest’antologia, voglio sottolineare alcuni aspetti che mi stanno a cuore.
Innanzitutto, la pace è una responsabilità. Se il primo istinto di fronte a un problema che incontriamo, a una tensione che viviamo, a un’offesa che subiamo è quello di giudicare gli altri, di accusarli e perfino condannarli, sarà fatale che prima l’indifferenza e poi l’odio si sviluppino intorno a noi. Esiste un modo di vedere la realtà che distrugge e non costruisce. Invece la pace inizia da me. Inizia da noi.
Sant’Agostino diceva: «Sono tempi difficili, sono tempi duri, tempi di sventure. Vivete bene e, con la vita buona, cambiate i tempi: cambiate i tempi e non avrete di che lamentarvi» (2). Non possiamo chiedere la pace ai potenti del mondo se non cominciamo a viverla noi, a partire dai nostri rapporti quotidiani: nelle nostre famiglie, nelle nostre case, nelle nostre città, nei luoghi dove lavoriamo. La pace si costruisce con piccoli gesti quotidiani: un sorriso regalato, un’ingiuria perdonata, una parola buona.
Inoltre, la pace si edifica con la verità. Anche chi fa la guerra afferma di agire “in nome” della pace. Nessuno ha la sfrontatezza di dichiarare che vuole la guerra per la guerra: persino i potenti della Terra sanno che ogni persona aspira alla giustizia e desidera vivere in pace. Soprattutto dopo le terribili conseguenze degli eventi di Hiroshima e di Nagasaki, il ricorso alla guerra è sempre più un’«avventura senza ritorno», come scandì san Giovanni Paolo II (3).
Ho rievocato più volte l’accorato appello che san Paolo VI rivolse all’Assemblea delle Nazioni Unite. Quel che unisce gli uomini, notava il mio venerato predecessore, è un patto suggellato «con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei popoli e dell’intera umanità!» (4).


Soprattutto nell’era atomica, l’affermazione della verità deve farsi strada: non sono le armi atomiche che generano la pace, ma il disarmo. Tale verità, che sembrava acclarata nei decenni scorsi, durante i quali abbiamo assistito ad una de-escalation nucleare, è stata offuscata da una corsa agli armamenti che oggi spaventa e atterrisce. Come scrisse il cantautore e poeta Bob Dylan rivolgendosi figurativamente alla Bomba atomica, in una sua composizione poetica: «Ti odio perché ti ha fatto l’uomo e l’uomo ti possiede e l’uomo ti maneggia» (5).

La Chiesa pone umilmente oggi all’attenzione di tutti una domanda: la specie umana deve continuare ad abitare la Terra? La combinazione del dominio cibernetico con il riarmo globale induce a porre seriamente tale questione.

La pace cerca testimoni. Quest’antologia ce lo fa presente con la forza di tanti volti. Le figure di cui qui si parla, tra cui il beato Floribert Bwana Chui, i servi di Dio Giorgio La Pira e Dorothy Day, sono emblematiche di tanti uomini e donne che, in prima persona, hanno favorito la pace, vincendo la tentazione della corruzione, soccorrendo i poveri, favorendo la diplomazia.

Accanto a uomini e donne conosciuti, la pace è incarnata da “protagonisti non famosi” che hanno seguito la propria coscienza. È già accaduto nella storia che si arrivasse vicini alla catastrofe nucleare. Le cronache raccontano che la decisione di un singolo uomo, l’ufficiale sovietico Stanislav Petrov, contribuì a evitare una possibile guerra atomica globale: era il 26 settembre 1983. I radar del bunker vicino a Mosca, dove Petrov era di guardia, segnalarono il lancio di diversi missili balistici intercontinentali dagli Stati Uniti diretti verso l’Unione Sovietica. Si trattava però di un errore del sistema satellitare sovietico di localizzazione. Petrov, contravvenendo agli ordini, decise di non segnalare il presunto attacco: una scelta compiuta con la coscienza di chi sapeva che quel semplice gesto avrebbe potuto causare milioni di morti.

Un mondo in cui siano le macchine, per quanto sofisticate e più veloci di noi, a decidere un bombardamento su persone inermi sarebbe davvero spaventoso. La coscienza di un singolo uomo può valere il mondo intero.

La pace, infine, ha bisogno di speranza. La Chiesa continuerà a predicare la carità verso tutti gli uomini e le donne. Se c’è qualcosa che il mondo sta cercando oggi, credo sia un messaggio di speranza per il futuro. Guardiamo al domani con speranza, avendo trovato nel messaggio di Gesù l’unica fonte. Perché l’essenza dell’insegnamento di Cristo è questo: la carità, l’amore, il dare la vita per gli altri sconfiggono la morte, l’isolamento, la violenza: «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10).

A chi rischia di cadere nella tentazione della disperazione di fronte alle tante guerre in corso nel mondo, rivolgo l’invito che già Papa Pio XI estese a tutta la Chiesa: «Ringraziamo Dio perché ci fa vivere in tempi difficili. Ora, a nessuno è permesso essere mediocre». Dio ci guidi sulle strade della non-violenza. I credenti e le persone di buona volontà non smettano mai di operare come costruttori di pacificazione. Ciascuno faccia della pace la causa della propria vita.

Dal Vaticano, 19 giugno 2026



Il Papa a Montecassino implora la pace nelle regioni segnate da conflitti

 

Il Papa a Montecassino implora la pace nelle regioni segnate da conflitti



Visita privata, stamane 20 luglio, alla comunità monastica e all’Abbazia benedettina. La preghiera di Leone XIV sulla tomba del fondatore dell'Ordine, la recita dell'Ora Sesta, la visita ad archivio e biblioteca, poi il pranzo con i religiosi. L'abate dom Fallica: "Un dono inatteso; ci siamo sentiti confermati e incoraggiati nel nostro più ampio impegno per la Chiesa e l'umanità”. Intanto, si avvia la preparazione per il giubileo del 2029 quando si celebreranno i 1500 anni del monastero

Antonella Palermo - Città del Vaticano

A San Benedetto l'invocazione del Papa per la pace nel mondo. È il gesto di Leone XIV che stamane, 20 luglio, si è recato in visita privata alla comunità monastica e all’Abbazia di Montecassino, in provincia di Frosinone. Qui, contemplando la bellezza di una natura straordinaria, a oltre cinquecento metri di altitudine, si è fermato in preghiera sulla tomba del co-patrono d'Europa. Al fondatore dell'Ordine dei Benedettini, il Pontefice ha affidato, ha reso noto la Sala Stampa della Santa Sede attraverso il proprio canale Telegram, "l'implorazione per la pace in quelle regioni del mondo segnate dal sangue e dal conflitto".




La preghiera sulla tomba di San Benedetto   (@Vatican Media)

Leone torna dove era stato in visita da studente

“È stato un dono assolutamente inatteso – commenta a caldo ai media vaticani l’ abate dom Luca Fallica - perché la visita era strettamente privata e quindi c'era stato chiesto il massimo riserbo, e di fatto ci è stata confermata solamente ieri, per cui ho potuto avvertire la comunità solamente qualche ora prima dell'arrivo del Santo Padre e quindi davvero è stato tutto improntato a una grande semplicità e familiarità”. Nel più grande monastero al mondo per dimensioni e il secondo più antico d'Italia, dopo quello di Santa Scolastica e di Subiaco, il Papa, riferisce il padre abate, ha anche avuto modo di salutare in questa circostanza speciale ospiti e turisti. Leone ha pregato l'Ora Sesta insieme alla comunità di monaci, ha visitato l’Archivio e la Biblioteca e ha pranzato con la comunità prima di ripartire per Castel Gandolfo. “Credo che il Papa sia stato contento di poter visitare questo luogo in cui era stato solo tanti anni fa quando, mi diceva era ancora studente a Roma”.

Ascolta l'intervista con l'abate Dom Luca Fallica

Nel luogo dove Paolo VI proclamò Benedetto “Pacis Nuntius”

Oggi più che mai riecheggia quel versetto del Salmo 33 (34) «Cerca la pace e perseguila» citato da San Benedetto - di cui si è celebrata la memoria liturgica l'11 luglio - nel Prologo della sua Regola. L’affidamento del Papa a San Benedetto, precisa l’abate, si è svolto in quello stesso luogo dove nel 1964 aveva pregato San Paolo VI quando vi si era recato per riconsacrare la chiesa cattedrale dopo la distruzione bellica. Fu in quell'occasione che Montini proclamò San Benedetto patrono principale d'Europa definendolo Pacis Nuntius, ovvero testimone, annunciatore della pace. “Come Paolo VI allora, e come hanno fatto anche i pontefici successivi, sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI, anche Papa Leone è salito a Montecassino come pellegrino di pace”. E ha potuto anche accendere la lampada che aveva portato allora nel 1964 lo stesso Paolo VI, la lampada per la pace.



L'accoglienza in monastero   (@Vatican Media)

Pregare per la pace e diventarne testimoni

L’impegno di pregare per la pace è quotidiano per questi monaci attraverso l'intercessione del loro fondatore. Tanto più in questo frangente, all’inizio del triennio di preparazione dell’anno giubilare del 2029 quando saranno ricordati i 1500 anni della nascita, secondo la tradizione, di Montecassino. Come dom Fallica ricorda, infatti, San Benedetto è giunto qui da Subiaco nel 529 e l’anniversario viene fin d’ora caratterizzato da riflessioni sul tema della pace, appunto, a cui seguirà il tema della luce e quello della speranza. “Sul grande portone d'ingresso della nostra abbazia c'è proprio la grande scritta PAX e io dico sempre che questa scritta da una parte accoglie la pace in coloro che salgono a Montecassino ma diventa anche una consegna che facciamo a tutti coloro che vengono qui e poi ripartono. Non si tratta solo di ricevere il messaggio della pace ma di diventarne testimoni, annunciatori laddove si vive”. E proprio dieci giorni fa, ad essere qui insignito del Premio Pacis Nuntius, inaugurato in vista del giubileo, è stato il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei latini.

La memoria delle ferite della Seconda guerra mondiale

Pregare per la pace in un luogo come questo significa fare memoria delle ferite dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Insomma, per Montecassino è una vocazione peculiare essere segno di pace proprio per la storia che ha vissuto: sono stati gli uomini della pace a ricostruire queste mura, ebbe a dire qui Papa Montini. “Conoscendo gli orrori della guerra, comprendiamo ancora con più grande compassione e misericordia – insiste ancora il padre abate della comunità - la sofferenza di tutti coloro che vivono oggi nella minaccia, nella morsa della guerra, dei conflitti. E quindi, a maggior ragione, c'è non solo la nostra preghiera, ma proprio l'impegno per la pace che cerchiamo di vivere anzitutto in comunità per irradiarla attraverso la nostra testimonianza e la nostra preghiera”.

La presenza del Papa, dono e impegno per l’umanità

“Ci siamo sentiti confermati e incoraggiati sia nel nostro impegno monastico ma anche nel nostro più ampio impegno ecclesiale”, conclude Fallica. Il dono di qualche ora condivisa con il Successore di Pietro si traduce ora in una missione “che possa fruttificare per il bene della Chiesa e per il bene dell'umanità intera”.

martedì 14 luglio 2026

Pubblico in ritardo: la mostra chiuderà i battenti in settembre: 50 anni di gruppo Storico: COMPLIMENTI!

 

Palmanova celebra i suoi rievocatori con una mostra in fortezza

“Custodi della Memoria” apre al pubblico al Palazzo del Governatore alle Armi
11 Luglio 2026
50 anni Gruppo Storico
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Il passato di Palmanova torna a vivere tra immagini, uniformi e testimonianze di mezzo secolo di rievocazioni. È stata inaugurata questa mattina al Palazzo del Governatore alle Armi “Custodi della Memoria”, la mostra che celebra i 50 anni di attività del Gruppo Storico “Città di Palmanova” e il lungo percorso che dal 1976 ha trasformato la rievocazione secentesca in uno degli appuntamenti identitari della Fortezza stellata.

L’esposizione, visitabile fino al 6 settembre, rappresenta il cuore delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della prima rievocazione storica cittadina e accompagna i visitatori in un viaggio nel tempo attraverso fotografie, video, documenti e ricostruzioni.

Il percorso racconta l’evoluzione della manifestazione dagli esordi fino ai giorni nostri, mostrando il lavoro di ricerca e ricostruzione portato avanti negli anni dai rievocatori.

Il programma delle celebrazioni proseguirà per tutto il fine settimana. Sul Bastione Garzoni è stato allestito il Campo delle Milizie con l’Hostaria storica, mentre questa sera spazio alle visite guidate notturne al sistema difensivo della Fortezza. Domani, invece, in Piazza Grande, è attesa la tradizionale Festa del Redentore.


Nuove nomine arcivescovili in diverse Collaborazioni pastorali e Parrocchie dell'Arcidiocesi di Udine

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