sabato 30 maggio 2026

SANTISSIMA TRINITÀ - SOLENNITÀ - ANNO A domenica 31 Maggio 2026


domenica 31 Maggio 2026

Messa del Giorno

SANTISSIMA TRINITÀ - SOLENNITÀ - ANNO A

Colore Liturgico bianco

Antifona

Sia benedetto Dio Padre
e l'unigenito Figlio di Dio
e lo Spirito Santo;
perché grande è il suo amore per noi.

Si dice il Gloria.

Colletta

Padre fedele e misericordioso,
che ci hai rivelato il mistero della tua vita
donandoci il Figlio unigenito e lo Spirito di amore, 
sostieni la nostra fede
e ispiraci sentimenti di pace e di speranza,
perché, amandoci come fratelli,
rendiamo gloria al tuo santo nome.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura

Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso.

Dal libro dell'Èsodo
Es 34,4b-6.8-9

In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervíce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dn 3,52-56

R. A te la lode e la gloria nei secoli.

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri. R.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo. R.
 
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso. R.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno. R.
 
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi
e siedi sui cherubini. R. 

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo. R.

Seconda Lettura

La grazia di Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
2Cor 13,11-13

Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi.
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
a Dio, che è, che era e che viene. (Cf. Ap 1,8)

Alleluia.
 

Vangelo

Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,16-18

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio».

Parola del Signore.

venerdì 29 maggio 2026

La Nostra Famiglia, festa per gli 80 anni(La vita Cattolica)

 


«Non basta prendersi cura, pensare alla salute. A un bambino malato o una persona con disabilità serve molto di più: ha bisogno di relazioni, di una dimensione sociale, di una vita, anche in una condizione molto grave e complessa, ha bisogno di essere felice».

La Nostra Famiglia ha celebrato 80 anni di vita dedicati alla cura e alla tutela dei bambini con disabilità. Con queste parole la ministra per la Disabilità Alessandra Locatelli ne ha riconosciuto lo straordinario merito, maturato in molti anni a fianco dei più fragili. Lo ha fatto il 19 maggio in occasione della celebrazione inaugurale dell’anniversario, a Palazzo Chigi a Roma. Alla cerimonia sono intervenuti anche la presidente Luisa Minoli, il giurista Giulio Prosperetti, Monica Mondo, autrice e conduttrice di Tv2000, e l’arcivescovo di Udine, Riccardo Lamba.

Tra i presenti c’era pure la sindaca di Pasian di Prato, Juli Peressini, con la consigliera delegata alle politiche giovanili, Samantha Olivo. «Abbiamo partecipato con molto piacere, innanzitutto per esprimere vicinanza ad una realtà significativa, che da tanti anni è inserita nel cuore della nostra comunità e con la quale le sinergie sono sempre maggiori», il commento di Peressini. «Si è trattato di un momento importante di riflessione e condivisione che per le istituzioni è stato anche un forte richiamo alla responsabilità collettiva nel continuare a costruire una società che sia più inclusiva, più attenta ai bambini, ai bisogni delle persone e quindi vicina alle famiglie». Un traguardo, aggiunge Peressini, che si può ottenere solo attraverso «un lavoro di squadra».

23 mila bambini assistiti

Oggi i bambini presi in carico dalla Nostra Famiglia sono più di 23 mila. 2.400 gli operatori, tra medici, infermieri e volontari, che li aiutano nel percorso di riabilitazione. In tutte le sedi italiane, compresi gli istituti di Pasian di Prato e di San Vito al Tagliamento, giovedì 28 maggio si vivrà una festa per l’80°, con bambini, famiglie, operatori, volontari e tutti gli amici de La Nostra Famiglia.
Domenica 31 maggio, inoltre, a Pasian di Prato si terrà il consueto appuntamento con la fiaccolata di fine maggio, promossa dalla Parrocchia insieme a La Nostra Famiglia.

L’appuntamento, che unisce nella preghiera tutte le comunità della Collaborazione pastorale, sarà anche un’occasione di ringraziamento a conclusione dell’anno catechistico e in vista dell’avvio delle attività estive. Il ritrovo sarà alle 15.30 nel Parco Missio. Dopo un momento di festa, con il coinvolgimento dei tre oratori della Cp, alle 18 nel piazzale antistante La Nostra Famiglia prenderà avvio la processione che condurrà fino alla chiesa di San Giacomo.

«La presenza delle Piccole apostole della Carità a Pasian di Prato attraversa tutta la vita della Parrocchia e ne stimola la vita cristiana» ha commentato il parroco, don Ilario Virgili, intervistato da Valentina Viviani su Radio Spazio. «Rispondendo concretamente alle indicazioni del fondatore, il beato Luigi Monza, che soleva ripetere la raccomandazione “Fare bene il bene”, le Piccole apostole sono una presenza significativa».

Le origini

«Il 28 maggio 1946, quando aprivamo le porte della nostra casa di Vedano Olona (Varese, ndr) ai primi bambini, l’Italia stava vivendo un momento di rinascita morale e civile», ha ricordato nell’appuntamento organizzato a Roma la presidente Luisa Minoli. «Il primo voto alle donne, la scelta della Repubblica, l’avvio dei lavori della Costituente: in questo contesto La Nostra Famiglia avviava un’attività “nuova” per il Paese, che metteva al centro i bambini e le bambine con disabilità. Mentre le donne e gli uomini coinvolti nella Costituente anteponevano il bene comune come interesse supremo, il fondatore dell’Associazione, Beato Luigi Monza, proponeva la carità pratica dei primi cristiani come modello di un vivere comune che non solo fosse evangelico ma che facesse il bene delle persone: La Nostra Famiglia dava forma concreta a quei principi con la presa in carico globale di bambini e ragazzi per i quali non esisteva alcuna tutela

«Erano anni in cui i bambini con disabilità venivano accolti solo in ospedale per forme acute di malattie o condizioni di vita compromesse oppure rimanevano a casa loro», ricorda Tiziana Scaccabarozzi, Piccola apostola della carità in servizio a Pasian di Prato, anche lei presente a Roma in quanto direttrice regionale de La Nostra Famiglia. «Fin dall’inizio l’attività non fu solo assistenziale, ma anche riabilitativa – spiega –. I primi terapisti in Italia sono stati quelli della Nostra Famiglia, così pure fu per la prima scuola di riabilitazione». «In principio i ragazzi venivano accolti quasi esclusivamente in forma residenziale – continua Scaccabarozzi –. Con il tempo sono cambiati bisogni e normative: oggi prevalgono le attività ambulatoriali e diurne per i casi più complessi. Non solo, nel 1985 è stato riconosciuto il carattere scientifico dell’attività. Anche la sede di Pasian di Prato, infatti, è dotata di una sezione scientifica e fa ricerca» per sostenere la neuroriabilitazione per i bambini.

La missione

È una missione, quella de La Nostra Famiglia, che ha un preciso fondamento teologico nell’amore verso i poveri, ha ricordato nel suo intervento a Palazzo Chigi l’arcivescovo Riccardo Lamba. L’amore del povero – ha evidenziato il presule – prima ancora che “filantropia”, prima ancora che “beneficenza”, è l’occasione di un incontro reale, concreto con Gesù. «Nel corso dei secoli milioni di uomini e donne hanno dedicato la loro vita a prendersi cura dei malati. Ci troviamo davanti ad un gran numero di testimoni. Per noi l’invito ad inserirci in questo fiume di grazia».

Valentina Zanella



martedì 26 maggio 2026

Sanità in lutto, addio al primario che curava anche le ferite invisibili( Udine Today)

 

È morto a 65 anni il dottor Francesco Comelli, direttore della Gastroenterologia di Palmanova. Medico stimato e profondamente legato alla dimensione umana della cura, aveva continuato a lavorare fino a quando la malattia glielo aveva permesso

Addio al dottor Francesco Comelli, morto a 65 anni dopo un tumore cerebrale fulmineo scoperto appena pochi mesi fa. Direttore della Gastroenterologia di Palmanova, Comelli era un professionista stimato, conosciuto non solo per la competenza clinica, ma per un modo di intendere la cura come ascolto, presenza e responsabilità verso l’altro. Le prime avvisaglie della malattia erano emerse mentre era ancora in servizio. Poi la diagnosi, improvvisa. Fino a quando ha potuto, però, Comelli ha continuato a lavorare, a seguire i pazienti, a pensare alla sua équipe. 

La fede, la bioetica e l’impegno in Benin

Alla professione medica Comelli ha sempre affiancato un forte impegno personale e spirituale. Era attivo in Comunione e Liberazione e faceva parte del direttivo del Centro culturale Enzo Piccinini. In passato era intervenuto anche nel dibattito pubblico sui temi della bioetica, attraverso il comitato “Scienza e vita”, prendendo posizione anche sul caso di Eluana Englaro. Negli ultimi mesi aveva seguito con particolare passione anche un progetto in Benin, dove era stato appena cinque mesi fa per sostenere la nascita di un piccolo ospedale. 

Il saluto della famiglia

“È tornato alla casa del Padre”. Con queste parole la famiglia ha annunciato la scomparsa di Francesco Comelli. Lo salutano con gratitudine la moglie Lorena, i figli Alberto con Anna, Stefano con Francesca, Teresa con Lorenzo, Matteo con Lucero, i dieci amati nipoti, le sorelle Lucia, Anna e Angela, i fratelli Giovanni e Paolo, il cognato Fabrizio, la suocera Adua e il grande numero di parenti, amici, pazienti e colleghi che gli hanno voluto bene. Nel ricordo dei familiari, Comelli ha vissuto la malattia con la stessa fede nella Provvidenza che lo aveva accompagnato per tutta la vita. La famiglia ha voluto ringraziare il personale sanitario di Palmanova e Udine, insieme agli amici e ai parenti che si sono prodigati nell’assistenza amorevole.

Rosario, funerali e donazioni

Il Santo Rosario sarà recitato martedì 26 maggio alle 18 nella Basilica della Madonna delle Grazie di Udine, dove si terranno anche i funerali mercoledì 27 maggio alle 15.30. Per onorare la memoria di Francesco Comelli, la famiglia chiede di non inviare fiori, ma di contribuire alla costruzione di un ospedale in Benin attraverso l’associazione Jobel Odv, ultima opera alla quale il medico si era dedicato. Le donazioni potranno essere effettuate a favore di Associazione Jobel Odv, con causale “In memoria di Francesco Comelli”.



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Sanità in lutto, addio al primario che curava anche le ferite invisibili
https://www.udinetoday.it/cronaca/morto-francesco-comelli-medico-gastroenterologia-palmanova.html
© UdineToday

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Sanità in lutto, addio al primario che curava anche le ferite invisibili
https://www.udinetoday.it/cronaca/morto-francesco-comelli-medico-gastroenterologia-palmanova.html
© UdineToday

domenica 24 maggio 2026

Madre della Chiesa

 











La memoria della Beata Maria Vergine Madre della Chiesa ci ricorda come la maternità divina di Maria si estenda, per volontà di Gesù stesso, a maternità per tutti gli uomini e cioè per la Chiesa stessa in atto di affidamento. Papa Francesco, nel 2018, ha fissato questa memoria il lunedì dopo la solennità della Pentecoste, giorno in cui nasce la Chiesa. Un titolo che non è nuovo. Già san Giovanni Paolo II, nel 1980, invitò a venerare Maria come Madre della Chiesa; e ancor prima Paolo VI, il 21 novembre 1964, a conclusione della terza Sessione del Concilio Vaticano II, dichiarerà la Vergine “Madre della Chiesa”. E nel 1975, la Santa Sede propose una Messa votiva in onore della Madre della Chiesa, ma non entrò nella memoria del Calendario liturgico. Accanto a queste date recenti, non possiamo dimenticare quanto il titolo di Maria Madre della Chiesa sia presente nella sensibilità di sant’Agostino e di san Leone Magno; di Benedetto XV e Leone XIII, fino quindi a papa Francesco quando, l’11 febbraio 2018, 160° anniversario della prima apparizione della Vergine a Lourdes, dispone di rendere obbligatoria questa memoria.

“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa”. (Gv 19, 25-27)

Maria “sta” sotto la croce

Maria “Sta” sotto la croce. "Stette": E' uno stare che indica presenza, continuità, forza di un esserci. A differenza dei Discepoli, Maria non ha mai lasciato Suo Figlio Gesù lungo la via della Croce: qui, Gesù affida alla Madre il discepolo amato» (e viceversa). Maria affronta questo momento con grande dignità, non sfugge di fronte agli eventi della vita, ma “sta”.

Un nuovo “Eccomi” di Maria

Maria è invitata dal Figlio suo a dire un nuovo “Eccomi”, un nuovo “si”, più convinto e più maturo. Attraverso il suo “stare sotto la croce”, matura la sua esperienza di fede e di maternità, rendendola capace di andare oltre. In fondo, fin dall’inizio, il cuore di Maria è stato attraversato da interrogativi: “Si domandava che senso avesse un tale saluto” (Lc 1,29). Anche davanti a Simeone sono sorte in lei domande: “Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,34-35): Maria e Giuseppe “si stupivano delle cose che si dicevano di lui” (Lc 2,33). L’ “Eccomi” di Maria non è una volta per tutte, ma cresce, matura attraverso gli avvenimenti della vita, compresi quelli della “Croce”, dove Maria “sta”. Qui, in questa fedeltà raggiunta, Maria riceve una nuova missione, una sorta di “supplemento” di maternità, a tal punto da divenire “Madre della Chiesa”. Madre, perché ci rigenera nella grazia, pur che impariamo a crescere nella statura di Cristo (cfr Ef 4,7-13).

La vita cristiana ancorata al mistero della Croce

La Festa “Aiuterà a ricordare che la vita cristiana, per crescere, deve essere ancorata al mistero della Croce, all’offerta di Cristo, alla Vergine sofferente, Madre del Redentore e dei redenti”, spiega il decreto. Come Maria ha saputo “stare” sotto la Croce, senza evitare o scappare la fatica del capire e del soffrire, così Maria, Madre, saprà “stare” accanto a ciascuno di quanti il Figlio ha reso suoi figli. Questo porta a saperla invocare come “Madre della Chiesa”:

Aiuta, o Madre, la nostra fede!
Apri il nostro ascolto alla Parola, perché riconosciamo la voce di Dio e la sua chiamata.
Sveglia in noi il desiderio di seguire i suoi passi,
uscendo dalla nostra terra e accogliendo la sua promessa.
Aiutaci a lasciarci toccare dal suo amore, perché possiamo toccarlo con la fede.
Aiutaci ad affidarci pienamente a Lui, a credere nel suo amore, soprattutto nei momenti di tribolazione e di croce, quando la nostra fede è chiamata a maturare.
Semina nella nostra fede la gioia del Risorto.
Ricordaci che chi crede non è mai solo.
Insegnaci a guardare con gli occhi di Gesù, affinché Egli sia luce sul nostro cammino. E che questa luce della fede cresca sempre in noi, finché arrivi quel giorno senza tramonto, che è lo stesso Cristo, il Figlio tuo, nostro Signore!
(Papa Francesco, Lumen Fidei)

 


SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV Domenica, 24 maggio 2026

 SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE


OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV

Basilica di San Pietro
Domenica, 24 maggio 2026



Cari fratelli e sorelle,

il Tempo di Pasqua raggiunge oggi, solennità di Pentecoste, il suo compimento. Per evidenziare l’unità di quest’evento di salvezza, il Vangelo ci porta nuovamente al “primo giorno della settimana” (cfr Gv 20,19), cioè a quel giorno nuovo nel quale Gesù risorto appare ai discepoli mostrando loro «le mani e il fianco» (v. 20). Il Signore rivela il suo corpo glorioso, precisamente le sue piaghe, le ferite della crocifissione. Questi segni della passione, più eloquenti di qualsiasi discorso, sono trasfigurati: Colui che era morto vive per sempre.

Al vedere il Signore, anche i discepoli tornano a vivere: si erano sepolti nel cenacolo pieni di paura, ma Gesù vi entra nonostante le porte chiuse e li riempie di gioia. Egli passa attraverso la nostra morte, apre il sepolcro e lo spalanca dove per noi non c’era più via d’uscita. Al suo gesto, Cristo unisce la parola: «Pace a voi» (v. 19); e subito dopo alita sui discepoli lo Spirito Santo. Il Risorto è pieno di vita: dopo aver mostrato quella del corpo, come vero uomo, dona quella di Dio, come Figlio amato dal Padre, fatto per noi fratello e Redentore. Nello stesso cenacolo dove ha istituito l’alleanza nuova ed eterna, Gesù effonde lo Spirito: il luogo della cena e del tradimento si trasforma e, da sepolcro degli Apostoli, diventa per tutta la Chiesa grembo di risurrezione. Perciò la Pentecoste è festa pasquale e festa del corpo di Cristo, che per grazia siamo noi.

Celebrando questo mistero, vorrei soffermarmi su tre aspetti.

Anzitutto, lo Spirito del Risorto è lo Spirito della pace. Infatti, nella sua Pasqua Cristo fa pace tra Dio e l’umanità, e lo Spirito Santo la infonde nei cuori e la diffonde nel mondo. Questa pace viene dal perdono e ci porta al perdono: inizia col perdono donato da Gesù stesso, che è stato da noi tradito, condannato, crocifisso. Sorprendendoci con il suo amore, proprio Lui, il risorto, dice: «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Gv 20,23). Con queste parole Gesù ci affida un’opera divina, perché solo Dio può perdonare i peccati (cfr Mc 2,7). Tale autorità viene donata nel segno di una riconciliazione universale: il Signore effonde lo Spirito della pace da un capo all’altro della storia, perché non esclude nessuno Colui che ha redento tutti dalla morte. Lo Spirito Santo, infatti, è Signore e dà la vita sin dall’inizio della creazione, quando aleggiava sulle acque (cfr Gen 1,2), e ora, al suo riscatto, cambia la storia del mondo: davvero la Pentecoste si compie come festa del Patto nuovo, cioè dell’alleanza tra Dio e tutti i popoli della terra. Mentre il fragore dal cielo, il vento e le lingue di fuoco nel cenacolo ricordano gli antichi segni del Sinai (cfr At 2,2-3; Es 19,16-19), la santa legge di Dio viene scritta nei cuori, incisa dallo Spirito con caratteri d’amore nella carne di Cristo e nel suo corpo, che è la Chiesa.

Questa legge è il codice della pace: è il duplice comandamento dell’amore, che lo Spirito ci ricorda a ogni battito del cuore. Col nostro cuore possiamo perciò invocare: “Veni Sancte Spiritus”, perché Egli ci è già stato donato. Possiamo desiderarlo, perché ci è già stato promesso. Possiamo accoglierlo, perché Lui stesso è ospite dolce dell’anima.

Un secondo aspetto: lo Spirito del Risorto è lo Spirito della missione: «Come il Padre ha mandato me», dice il Signore, «anche io mando voi» (Gv 20,21). Veniamo così coinvolti nella missione di Gesù: quella di Colui che esce da Dio e a Dio ritorna con la potenza dello Spirito, che procede dal Padre e dal Figlio, con loro è adorato e glorificato, unico Dio. Lo Spirito Santo è la vivente carità di Cristo che ci pervade, ci sprona, ci sostiene nella missione (cfr 2Cor 5,14). Mentre dà agli Apostoli il potere di esprimersi nella varietà delle lingue (cfr At 2,4), lo stesso Spirito insegna all’umanità la parola della salvezza. Ora che gli Apostoli hanno ricevuto il Soffio del Risorto dentro di sé, quest’annuncio viene dalla loro bocca, ha la voce di Pietro e di quanti sono con lui. Proprio nel giorno di Pentecoste gli Apostoli iniziano ad annunciare Gesù, crocifisso e risorto: le «grandi opere di Dio» (At 2,11) si riassumono tutte nella redenzione, che inizia con la fede. Infatti, la prima opera dello Spirito Santo in noi è la fede con la quale professiamo: «Gesù è Signore!» (1Cor 12,3). Questa fede vive e si esprime in ogni buona azione, in ogni atto di misericordia e di virtù. L’opera di Dio, dunque, siamo noi, che veniamo qui oggi da tutte le parti del mondo, invitati alla mensa del Signore, radunati nell’ascolto della sua parola e inviati a testimoniarla ovunque.

Carissimi, davvero noi siamo partecipi del Vangelo: tutta la Chiesa ne è protagonista, non solo custode. Con la forza dello Spirito, il nostro annuncio diventa colmo di gioia e di speranza, perché noi, proprio noi siamo la novità del mondo, la luce e il sale della terra (cfr Mt 5,13-14). Non certo per nostro merito, né per privilegio, ma per la parola del Signore, che santifica il peccatore, risana il lebbroso, fa di chi lo ha rinnegato un apostolo. Da una parte – lo vediamo bene –, ci sono cambiamenti che non rinnovano il mondo, ma lo invecchiano tra errori e violenze. Dall’altra parte, invece, lo Spirito Santo illumina le menti e suscita nei cuori nuove energie di vita. È così che trasfigura la storia aprendola alla salvezza, cioè al dono che l’unico Signore condivide con tutti. La missione della Chiesa attesta tale condivisione, trasformando la confusione del mondo in comunione con Dio e tra di noi.

Questa missione inizia dicendo la verità di Dio e dell’uomo, perché lo Spirito del Risorto è lo «Spirito della verità» (Gv 14,17). Il Signore stesso ce l’ha promesso, chiedendo unità per la sua Chiesa, un’unità fondata sull’amore di Dio, sorgente del nostro amore. Lo Spirito, che ha parlato per mezzo dei profeti, promuove sempre l’unità nella verità, perché suscita in noi comprensione, concordia e coerenza di vita. Come insegna Sant’Agostino, «lo Spirito Santo volle che questo fosse il segno della sua presenza» (Discorso 269,1): il dono di lingue che si capiscono nell’unica fede. Il Paraclito ci difende allora da tutto ciò che ostacola questa intesa: dalle faziosità, dalle ipocrisie, dalle mode che annebbiano la luce del Vangelo. La verità che Dio ci dona resta così parola liberante per tutti i popoli, messaggio che trasforma dall’interno ogni cultura.

Lo Spirito del Risorto, infatti, non viene effuso una volta e poi basta, ma costantemente. Come l’Eucaristia è la presenza viva di Cristo, che sempre ci nutre, così lo Spirito Santo imprime in noi il suo carattere nel Battesimo, che ci fa cristiani; nella Cresima, che ci rende testimoni; nell’Ordine, che costituisce ministri e pastori per il popolo di Dio. In ogni Sacramento Egli è dator munerum, sorgente di santità che moltiplica doni e carismi nella preghiera, nelle opere di misericordia, nello studio della parola di Dio. Come insegna l’Apostolo: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1Cor 12,7). Proprio perciò siamo Chiesa, unico corpo che vive di Dio e serve il mondo. Grazie allo Spirito possiamo portare a tutti la pace vera, la verità che salva, cioè lo stesso Cristo Signore.

Carissimi, con cuore ardente, preghiamo oggi che lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra, che viene vinta non da una superpotenza, ma dall’Onnipotenza dell’amore. Preghiamo affinché liberi l’umanità dalla miseria, che viene riscattata non da una ricchezza incalcolabile, ma da un dono inesauribile. Preghiamolo di guarirci dalla piaga del peccato, per la redenzione annunciata a tutti i popoli nel nome di Gesù. È questa la grazia che infonde coraggio agli Apostoli: lo infonda anche a noi, oggi e sempre, per intercessione di Maria, Madre della Chiesa.

DOMENICA DI PENTECOSTE 24 Maggio 2026

 domenica 24 Maggio 2026

Messa del Giorno

DOMENICA DI PENTECOSTE – MESSA DEL GIORNO – ANNO A

Colore Liturgico rosso

Antifona

L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori
per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi. Alleluia. (Cf. Rm 5,5; 8,11)

Si dice il Gloria.

Colletta

O Dio, che nel mistero della Pentecoste
santifichi la tua Chiesa
in ogni popolo e nazione,
diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo,
e rinnova anche oggi nel cuore dei credenti
i prodigi che nella tua bontà
hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura

Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.

Dagli Atti degli Apostoli
At 2,1-11

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. 
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 103 (104)

R. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
Oppure: 
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature. R.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. R.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore. R.

Seconda Lettura

Noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 12,3b-7.
12-13

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l'azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
Come infatti il ​​corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

Parola di Dio.

SEQUENZA

Veni, Sancte Spíritus, 
et emítte caélitus
lucis tuae rádium.
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
  
Veni, pater páuperum, 
veni, dator múnerum, 
veni, lumen córdium.
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
  
Consolátor óptime, 
dulcis hospes ánimae, 
dulce refrigérium.
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.
  
In labóre réquies, 
in aestu tempéries, 
in fletu solácium.
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.
  
O lux beatíssima, 
reple cordis íntima 
tuórum fidélium.
O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
  
Sine tuo númine, 
nihil est in hómine, 
nihil est innóxium.
Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.
  
Lava quod est sórdidum, 
riga quod est áridum, 
sana quod est sáucium.
Lava ciò che è sórdido,
bagna ciò che è árido,
sana ciò che sánguina.
  
Flecte quod est rígidum, 
fove quod est frígidum,
rege quod est dévium.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.
  
Da tuis fidélibus,
in te confidéntibus, 
sacrum septenárium.
Dona ai tuoi fedeli,
che solo in te confidano,
i tuoi santi doni.
  
Da virtútis méritum, 
da salútis éxitum,
da perénne gáudium.
Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Vieni, Santo Spirito,
riempi i cuori dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

Alleluia.

Vangelo

Come il Padre ha mandato me anch'io mando voi.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-23 


La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Parola del Signore.

Si dice il Credo.

Sulle offerte

Manda, o Padre,
lo Spirito Santo promesso dal tuo Figlio,
perché riveli pienamente ai nostri cuori
il mistero di questo sacrificio
e ci apra alla conoscenza della verità tutta intera.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Tutti furono colmati di Spirito Santo,
e cominciarono a parlare delle grandi opere di Dio. 
Alleluia. (Cf. At 2,4.11)

*A
Come il Padre ha mandato me, 
anche io mando voi.
Ricevete lo Spirito Santo. Alleluia. (Gv 20,21.22)

Dopo la comunione

O Dio, che doni alla tua Chiesa
la comunione ai beni del cielo,
custodisci in noi la tua grazia,
perché resti sempre vivo il dono dello Spirito Santo 
che abbiamo ricevuto
e questo cibo spirituale giovi alla nostra salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

Nel congedare l'assemblea, il diacono o, se assente, lo stesso sacerdote canta o dice:

Andate in pace. Alleluia, alleluia.

Oppure:

* La Messa è finita: andate in pace. Alleluia, alleluia.

Oppure:

* Portate a tutti la gioia del Signore risorto. Andate in pace. Alleluia, alleluia.

R/. Rendiamo grazie a Dio. Alleluia, alleluia.

Terminato il Tempo di Pasqua, è bene portare il cero pasquale nel battistero per conservarlo con il dovuto onore, affinché dal cero acceso, durante la celebrazione del Battesimo, si accendano le candele dei battezzati.

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