martedì 21 luglio 2026

Non le armi atomiche ma il disarmo genera la pace

 


Leone XIV: non le armi atomiche ma il disarmo genera la pace

La Libreria Editrice Vaticana pubblica un nuovo volume del Papa intitolato “Disarmata e disarmante. La pace è un dono”. Curata da Alessandro Banfi, è la prima antologia che attinge a vari interventi di Robert Francis Prevost sul tema della pace dal giorno della sua elezione, l’8 maggio 2025, introdotti da un suo testo inedito
LEONE XIV
«Pace a voi!»: è stato questo il primo saluto che Gesù Risorto ha rivolto ai suoi apostoli (Gv 20,19). Questo è anche il primo dono che Cristo risuscitato ha offerto ai suoi amici e a tutto il mondo: la pace. Quel dono, però, non avveniva “a buon mercato”: il corpo glorioso del Maestro di Nazaret mostrava le piaghe della Passione. Egli ha attraversato l’odio, la violenza, il crucifige del mondo. Gesù Cristo ha subito l’ingiustizia, disarmato e disarmante, ed è risorto. L’annuncio evangelico s’inseriva e s’inserisce nella storia. Oggi come duemila anni fa.
La pace è il grande desiderio che agita molti cuori, ma è anche spesso minacciata, calpestata, irrisa. Oggi ben 103 Stati sono coinvolti in qualche maniera in una guerra sulla Terra (1). Le armi rimbombano e uccidono in Ucraina, in Medio Oriente, in Sudan, in Myanmar, nello Yemen, in Congo e in tante altre situazioni.
Il mio amato predecessore Papa Francesco coniò a suo tempo l’espressione «Terza guerra mondiale a pezzi» per descrivere una situazione di diffusa conflittualità, senza precedenti dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ripercorrendo i miei interventi su questo tema, ora raccolti in quest’antologia, voglio sottolineare alcuni aspetti che mi stanno a cuore.
Innanzitutto, la pace è una responsabilità. Se il primo istinto di fronte a un problema che incontriamo, a una tensione che viviamo, a un’offesa che subiamo è quello di giudicare gli altri, di accusarli e perfino condannarli, sarà fatale che prima l’indifferenza e poi l’odio si sviluppino intorno a noi. Esiste un modo di vedere la realtà che distrugge e non costruisce. Invece la pace inizia da me. Inizia da noi.
Sant’Agostino diceva: «Sono tempi difficili, sono tempi duri, tempi di sventure. Vivete bene e, con la vita buona, cambiate i tempi: cambiate i tempi e non avrete di che lamentarvi» (2). Non possiamo chiedere la pace ai potenti del mondo se non cominciamo a viverla noi, a partire dai nostri rapporti quotidiani: nelle nostre famiglie, nelle nostre case, nelle nostre città, nei luoghi dove lavoriamo. La pace si costruisce con piccoli gesti quotidiani: un sorriso regalato, un’ingiuria perdonata, una parola buona.
Inoltre, la pace si edifica con la verità. Anche chi fa la guerra afferma di agire “in nome” della pace. Nessuno ha la sfrontatezza di dichiarare che vuole la guerra per la guerra: persino i potenti della Terra sanno che ogni persona aspira alla giustizia e desidera vivere in pace. Soprattutto dopo le terribili conseguenze degli eventi di Hiroshima e di Nagasaki, il ricorso alla guerra è sempre più un’«avventura senza ritorno», come scandì san Giovanni Paolo II (3).
Ho rievocato più volte l’accorato appello che san Paolo VI rivolse all’Assemblea delle Nazioni Unite. Quel che unisce gli uomini, notava il mio venerato predecessore, è un patto suggellato «con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei popoli e dell’intera umanità!» (4).


Soprattutto nell’era atomica, l’affermazione della verità deve farsi strada: non sono le armi atomiche che generano la pace, ma il disarmo. Tale verità, che sembrava acclarata nei decenni scorsi, durante i quali abbiamo assistito ad una de-escalation nucleare, è stata offuscata da una corsa agli armamenti che oggi spaventa e atterrisce. Come scrisse il cantautore e poeta Bob Dylan rivolgendosi figurativamente alla Bomba atomica, in una sua composizione poetica: «Ti odio perché ti ha fatto l’uomo e l’uomo ti possiede e l’uomo ti maneggia» (5).

La Chiesa pone umilmente oggi all’attenzione di tutti una domanda: la specie umana deve continuare ad abitare la Terra? La combinazione del dominio cibernetico con il riarmo globale induce a porre seriamente tale questione.

La pace cerca testimoni. Quest’antologia ce lo fa presente con la forza di tanti volti. Le figure di cui qui si parla, tra cui il beato Floribert Bwana Chui, i servi di Dio Giorgio La Pira e Dorothy Day, sono emblematiche di tanti uomini e donne che, in prima persona, hanno favorito la pace, vincendo la tentazione della corruzione, soccorrendo i poveri, favorendo la diplomazia.

Accanto a uomini e donne conosciuti, la pace è incarnata da “protagonisti non famosi” che hanno seguito la propria coscienza. È già accaduto nella storia che si arrivasse vicini alla catastrofe nucleare. Le cronache raccontano che la decisione di un singolo uomo, l’ufficiale sovietico Stanislav Petrov, contribuì a evitare una possibile guerra atomica globale: era il 26 settembre 1983. I radar del bunker vicino a Mosca, dove Petrov era di guardia, segnalarono il lancio di diversi missili balistici intercontinentali dagli Stati Uniti diretti verso l’Unione Sovietica. Si trattava però di un errore del sistema satellitare sovietico di localizzazione. Petrov, contravvenendo agli ordini, decise di non segnalare il presunto attacco: una scelta compiuta con la coscienza di chi sapeva che quel semplice gesto avrebbe potuto causare milioni di morti.

Un mondo in cui siano le macchine, per quanto sofisticate e più veloci di noi, a decidere un bombardamento su persone inermi sarebbe davvero spaventoso. La coscienza di un singolo uomo può valere il mondo intero.

La pace, infine, ha bisogno di speranza. La Chiesa continuerà a predicare la carità verso tutti gli uomini e le donne. Se c’è qualcosa che il mondo sta cercando oggi, credo sia un messaggio di speranza per il futuro. Guardiamo al domani con speranza, avendo trovato nel messaggio di Gesù l’unica fonte. Perché l’essenza dell’insegnamento di Cristo è questo: la carità, l’amore, il dare la vita per gli altri sconfiggono la morte, l’isolamento, la violenza: «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10).

A chi rischia di cadere nella tentazione della disperazione di fronte alle tante guerre in corso nel mondo, rivolgo l’invito che già Papa Pio XI estese a tutta la Chiesa: «Ringraziamo Dio perché ci fa vivere in tempi difficili. Ora, a nessuno è permesso essere mediocre». Dio ci guidi sulle strade della non-violenza. I credenti e le persone di buona volontà non smettano mai di operare come costruttori di pacificazione. Ciascuno faccia della pace la causa della propria vita.

Dal Vaticano, 19 giugno 2026



Il Papa a Montecassino implora la pace nelle regioni segnate da conflitti

 

Il Papa a Montecassino implora la pace nelle regioni segnate da conflitti



Visita privata, stamane 20 luglio, alla comunità monastica e all’Abbazia benedettina. La preghiera di Leone XIV sulla tomba del fondatore dell'Ordine, la recita dell'Ora Sesta, la visita ad archivio e biblioteca, poi il pranzo con i religiosi. L'abate dom Fallica: "Un dono inatteso; ci siamo sentiti confermati e incoraggiati nel nostro più ampio impegno per la Chiesa e l'umanità”. Intanto, si avvia la preparazione per il giubileo del 2029 quando si celebreranno i 1500 anni del monastero

Antonella Palermo - Città del Vaticano

A San Benedetto l'invocazione del Papa per la pace nel mondo. È il gesto di Leone XIV che stamane, 20 luglio, si è recato in visita privata alla comunità monastica e all’Abbazia di Montecassino, in provincia di Frosinone. Qui, contemplando la bellezza di una natura straordinaria, a oltre cinquecento metri di altitudine, si è fermato in preghiera sulla tomba del co-patrono d'Europa. Al fondatore dell'Ordine dei Benedettini, il Pontefice ha affidato, ha reso noto la Sala Stampa della Santa Sede attraverso il proprio canale Telegram, "l'implorazione per la pace in quelle regioni del mondo segnate dal sangue e dal conflitto".




La preghiera sulla tomba di San Benedetto   (@Vatican Media)

Leone torna dove era stato in visita da studente

“È stato un dono assolutamente inatteso – commenta a caldo ai media vaticani l’ abate dom Luca Fallica - perché la visita era strettamente privata e quindi c'era stato chiesto il massimo riserbo, e di fatto ci è stata confermata solamente ieri, per cui ho potuto avvertire la comunità solamente qualche ora prima dell'arrivo del Santo Padre e quindi davvero è stato tutto improntato a una grande semplicità e familiarità”. Nel più grande monastero al mondo per dimensioni e il secondo più antico d'Italia, dopo quello di Santa Scolastica e di Subiaco, il Papa, riferisce il padre abate, ha anche avuto modo di salutare in questa circostanza speciale ospiti e turisti. Leone ha pregato l'Ora Sesta insieme alla comunità di monaci, ha visitato l’Archivio e la Biblioteca e ha pranzato con la comunità prima di ripartire per Castel Gandolfo. “Credo che il Papa sia stato contento di poter visitare questo luogo in cui era stato solo tanti anni fa quando, mi diceva era ancora studente a Roma”.

Ascolta l'intervista con l'abate Dom Luca Fallica

Nel luogo dove Paolo VI proclamò Benedetto “Pacis Nuntius”

Oggi più che mai riecheggia quel versetto del Salmo 33 (34) «Cerca la pace e perseguila» citato da San Benedetto - di cui si è celebrata la memoria liturgica l'11 luglio - nel Prologo della sua Regola. L’affidamento del Papa a San Benedetto, precisa l’abate, si è svolto in quello stesso luogo dove nel 1964 aveva pregato San Paolo VI quando vi si era recato per riconsacrare la chiesa cattedrale dopo la distruzione bellica. Fu in quell'occasione che Montini proclamò San Benedetto patrono principale d'Europa definendolo Pacis Nuntius, ovvero testimone, annunciatore della pace. “Come Paolo VI allora, e come hanno fatto anche i pontefici successivi, sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI, anche Papa Leone è salito a Montecassino come pellegrino di pace”. E ha potuto anche accendere la lampada che aveva portato allora nel 1964 lo stesso Paolo VI, la lampada per la pace.



L'accoglienza in monastero   (@Vatican Media)

Pregare per la pace e diventarne testimoni

L’impegno di pregare per la pace è quotidiano per questi monaci attraverso l'intercessione del loro fondatore. Tanto più in questo frangente, all’inizio del triennio di preparazione dell’anno giubilare del 2029 quando saranno ricordati i 1500 anni della nascita, secondo la tradizione, di Montecassino. Come dom Fallica ricorda, infatti, San Benedetto è giunto qui da Subiaco nel 529 e l’anniversario viene fin d’ora caratterizzato da riflessioni sul tema della pace, appunto, a cui seguirà il tema della luce e quello della speranza. “Sul grande portone d'ingresso della nostra abbazia c'è proprio la grande scritta PAX e io dico sempre che questa scritta da una parte accoglie la pace in coloro che salgono a Montecassino ma diventa anche una consegna che facciamo a tutti coloro che vengono qui e poi ripartono. Non si tratta solo di ricevere il messaggio della pace ma di diventarne testimoni, annunciatori laddove si vive”. E proprio dieci giorni fa, ad essere qui insignito del Premio Pacis Nuntius, inaugurato in vista del giubileo, è stato il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei latini.

La memoria delle ferite della Seconda guerra mondiale

Pregare per la pace in un luogo come questo significa fare memoria delle ferite dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Insomma, per Montecassino è una vocazione peculiare essere segno di pace proprio per la storia che ha vissuto: sono stati gli uomini della pace a ricostruire queste mura, ebbe a dire qui Papa Montini. “Conoscendo gli orrori della guerra, comprendiamo ancora con più grande compassione e misericordia – insiste ancora il padre abate della comunità - la sofferenza di tutti coloro che vivono oggi nella minaccia, nella morsa della guerra, dei conflitti. E quindi, a maggior ragione, c'è non solo la nostra preghiera, ma proprio l'impegno per la pace che cerchiamo di vivere anzitutto in comunità per irradiarla attraverso la nostra testimonianza e la nostra preghiera”.

La presenza del Papa, dono e impegno per l’umanità

“Ci siamo sentiti confermati e incoraggiati sia nel nostro impegno monastico ma anche nel nostro più ampio impegno ecclesiale”, conclude Fallica. Il dono di qualche ora condivisa con il Successore di Pietro si traduce ora in una missione “che possa fruttificare per il bene della Chiesa e per il bene dell'umanità intera”.

martedì 14 luglio 2026

Pubblico in ritardo: la mostra chiuderà i battenti in settembre: 50 anni di gruppo Storico: COMPLIMENTI!

 

Palmanova celebra i suoi rievocatori con una mostra in fortezza

“Custodi della Memoria” apre al pubblico al Palazzo del Governatore alle Armi
11 Luglio 2026
50 anni Gruppo Storico
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Il passato di Palmanova torna a vivere tra immagini, uniformi e testimonianze di mezzo secolo di rievocazioni. È stata inaugurata questa mattina al Palazzo del Governatore alle Armi “Custodi della Memoria”, la mostra che celebra i 50 anni di attività del Gruppo Storico “Città di Palmanova” e il lungo percorso che dal 1976 ha trasformato la rievocazione secentesca in uno degli appuntamenti identitari della Fortezza stellata.

L’esposizione, visitabile fino al 6 settembre, rappresenta il cuore delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della prima rievocazione storica cittadina e accompagna i visitatori in un viaggio nel tempo attraverso fotografie, video, documenti e ricostruzioni.

Il percorso racconta l’evoluzione della manifestazione dagli esordi fino ai giorni nostri, mostrando il lavoro di ricerca e ricostruzione portato avanti negli anni dai rievocatori.

Il programma delle celebrazioni proseguirà per tutto il fine settimana. Sul Bastione Garzoni è stato allestito il Campo delle Milizie con l’Hostaria storica, mentre questa sera spazio alle visite guidate notturne al sistema difensivo della Fortezza. Domani, invece, in Piazza Grande, è attesa la tradizionale Festa del Redentore.


giovedì 2 luglio 2026

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A 05 Luglio 2026

domenica 05 Luglio 2026

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A

Colore Liturgico verde







Antifona

O Dio, accogliamo il tuo amore nel tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende sino ai confini della terra;
è piena di giustizia la tua destra. (Cf. Sal 47,10-11)

Si dice il Gloria.

Colletta

O Dio, che ti riveli ai piccoli
e doni ai poveri l’eredità del tuo regno,
rendici miti e umili di cuore,
a imitazione di Cristo tuo Figlio,
perché, portando con lui il giogo soave della croce, 
annunciamo al mondo la gioia che viene da te.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura

Ecco, a te viene il tuo re umile.

Dal libro del profeta Zaccarìa
Zc 9,9-10

Così dice il Signore:
«Esulta grandemente, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme! 
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso, 
umile, cavalca un asino, 
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire il carro da guerra da Èfraim 
e il cavallo da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato, 
annuncerà la pace alle nazioni,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal Fiume fino ai confini della terra».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 144 (145)

R. Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. R.
 
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.
 
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R.
 
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. R.
 

Seconda Lettura

Se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 8,9.11-13

Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno. (Cf. Mt 11,25)

Alleluia.

Vangelo

Io sono mite e umile di cuore.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,25-30

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore.

sabato 27 giugno 2026

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A 28 Giugno 2026


 XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A


Antifona

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia. (Sal 46,2)

Colletta

O Padre, che nel tuo Figlio povero e crocifisso 
ci fai ricchi del dono della tua stessa vita, 
rinvigorisci la nostra fede,
perché nell’incontro con lui
sperimentiamo ogni giorno la sua vivificante potenza. 
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Prima Lettura

Costui è un uomo di Dio, un santo, si fermi da noi.

Dal secondo libro dei Re
2Re 4,8-11.14-16a

Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c'era una donna facoltosa, che l'invitò con insistenza a tavola. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. Essa disse al marito: "Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Prepariamogli una piccola camera al piano di sopra, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e una lampada, sì che, venendo da noi, vi si possa ritirare".
Recatosi egli un giorno là, si ritirò nella camera e si coricò. Eliseo chiese a Giezi il suo servo: "Che cosa si può fare per questa donna?". Il servo disse: "Purtroppo essa non ha figli e suo marito è vecchio". Eliseo disse: "Chiamala!". La chiamò; essa si fermò sulla porta. Allora disse: "L'anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio".

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 88 (89)

R. Canterò per sempre l’amore del Signore.

Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà, 
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre; 
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà». R.

Beato il popolo che ti sa acclamare: 
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto; 
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia. R.

Perché tu sei lo splendore della sua forza 
e con il tuo favore innalzi la nostra fronte. 
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele. R.

Seconda Lettura

Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti con lui: camminiamo in una vita nuova.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 6,3-4.8-11

Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui.
Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio.
Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

Parola di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.
 
Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa; 
proclamate le grandezze di Dio, che vi ha chiamato
dalle tenebre all'ammirabile sua luce. (Cf. 1Pt 2,9)

Alleluia.

Vangelo

Chi non prende la croce non è degno di me. Chi accoglie voi, accoglie me.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,37-42

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: "Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa".

Parola del Signore.

venerdì 19 giugno 2026

AMERICA/ARGENTINA - La diocesi di La Rioja ad un mese dalla celebrazione del 50° anniversario del martirio dei 4 beati

 La Rioja (Agenzia Fides) – Ad un mese dal 50° anniversario del martirio dei quattro beati di La Rioja, l’intera popolazione si sta preparando a commemorare il vescovo Enrique Angelelli, i sacerdoti Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville, e il laico, marito e padre Wenceslao Pedernera che hanno dato la vita per il Vangelo e per i loro fratelli. Durante il periodo di regime militare, pur desiderando il bene comune, furono considerati sospetti e assassinati. “La Chiesa li ha proclamati beati nel 2019 e quest'anno, nel 50° anniversario del loro martirio, li celebriamo rendendo grazie per le loro vite donate al servizio degli altri”, scrive all’Agenzia Fides il vescovo della diocesi di La Rioja, Dante Braida.


I quattro Beati saranno ricordati in diversi eventi che si protrarranno dal 17 luglio al 2 agosto 2026. Tra questi, il 17 luglio sarà celebrata una Messa nella Cattedrale di La Rioja, dedicata a San Nicola da Bari, a cui seguiranno altre celebrazioni nei luoghi dove queste figure esemplari hanno perso la vita in maniera violenta.

Nel mese di gennaio 2026 il vescovo Braida aveva annunciato l'apertura del Giubileo diocesano per il 50° anniversario del loro martirio (vedi Agenzia Fides 8/1/2026). A seguire si riportano brevi biografie dei 4 beati riojani.

Il vescovo Enrique Ángel Angelelli nacque a Córdoba il 17 luglio 1923, fu ordinato sacerdote a Roma il 9 ottobre 1949. Nel 1951, conseguì la Licenza in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Al suo ritorno nella natia Córdoba nel settembre del 1951, prestò servizio come Vicario Ausiliare presso la Parrocchia di San José nel quartiere di Barrio Alto Alberdi, occupandosi anche dell'assistenza ai malati presso l'Hospital Clínicas. Fu nominato Segretario Aggiunto della Curia Arcivescovile. Nel dicembre del 1960 fu nominato vescovo titolare di Listra e vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Cordova. Di fronte alla sofferenza e alla miseria derivanti dalle ingiustizie sociali, divenne voce, nelle sue omelie e nei suoi interventi pubblici, di campagne di solidarietà per alleviare la fame e l'abbandono dei bisognosi. In una delle sue attività episcopali, chiamato a benedire le abitazioni per i lavoratori delle cave di calce di Malagueño, sottolineò, sia ai datori di lavoro che ai lavoratori, il valore dell'impegno verso "il Cristo sofferente incarnato nei lavoratori"; e scelse di pranzare con loro piuttosto che nello spazio riservato ai datori di lavoro. Da sempre sostenitore dell'opera di sacerdoti e suore impegnati a favore dei poveri, partecipò ai dibattiti del Concilio Ecumenico Vaticano II a Roma, dove nel 1965 insieme ad altri quarantadue vescovi, firmò il "Patto delle Catacombe", promuovendo una Chiesa al servizio dei poveri. All'età di 45 anni, il 24 agosto 1968, assunse la guida della Diocesi di La Rioja. Valorizzando la storia e la cultura di La Rioja, rafforzò la religiosità popolare, promosse la formazione di cooperative contadine e incoraggiò la sindacalizzazione di braccianti agricoli, minatori e lavoratori domestici, con la partecipazione dei quattro decanati in cui era organizzata la diocesi. La persecuzione della Chiesa nella Rioja si intensificò dopo l'instaurazione della dittatura militare nel marzo del 1976, con vessazioni e arresti di sacerdoti, suore e laici, e persino torture. Al vescovo fu consigliato di lasciare la Rioja, ma egli rifiutò, affermando: "È proprio quello che vogliono, che me ne vada così che le pecore si disperdano". Il 4 agosto 1976, il vescovo Angelelli fu assassinato vicino a Punta de Los Llanos mentre tornava da Chamical a La Rioja. Il tribunale stabilì che la morte del Vescovo fu un "omicidio premeditato a freddo, previsto dalla vittima". Le indagini furono quindi sospese fino alla loro riapertura definitiva nel 2006, culminata nella condanna di alcuni dei responsabili nel 2014.

Padre Carlos de Dios Murias nato nella provincia di Córdoba il 10 ottobre 1945, fu ordinato sacerdote a Buenos Aires il 17 dicembre 1972 dal vescovo di La Rioja Enrique Angelelli, che conosceva fin dall'adolescenza. Nel 1976 fu assegnato in modo permanente al servizio pastorale nella diocesi di La Rioja, dove il vescovo Angelelli lo nominò vicario assistente della parrocchia di "El Salvador" a Chamical, insieme al sacerdote francese p. Gabriel Longueville, giunto in quella comunità nel 1971. Nelle sue omelie, denunciò diverse ingiustizie a Chamical, come le precarie condizioni di vita dei contadini, che ricevevano salari miseri per il loro lavoro. Durante la dittatura militare, p. Carlos continuò a predicare con incrollabile convinzione, denunciando con fervore le ingiustizie di quell'epoca. Degno di nota è il suo coraggio nel difendere i più poveri; alzò la voce con forza e senza timore in difesa degli emarginati. Dopo aver ricevuto minacce, dichiarò in un'omelia: "Possono mettere a tacere la voce di questo sacerdote. Possono mettere a tacere la voce del vescovo, ma non potranno mai mettere a tacere la voce del Vangelo". Nella notte del 18 luglio 1976, p. Carlos e p. Gabriel stava cenando a casa delle Suore di San Giuseppe quando arrivarono degli uomini sconosciuti, muniti di tesserini di riconoscimento, che affermavano di essere agenti della Polizia Federale. Chiesero a p. Carlos di accompagnarli nella città di La Rioja con il pretesto di testimoniare a favore di alcuni detenuti di Chamical. Padre Gabriel si rifiutò di lasciarlo andare da solo e disse: "Vengo con voi". Tuttavia, invece di essere condotti nella capitale, furono portati lungo la Strada Statale 38, a 8 km da Chamical, dove furono torturati e poi crivellati di proiettili. I loro corpi furono ritrovati due giorni dopo da alcuni operai ferroviari. Padre Carlos aveva 30 anni e p. Gabriel 45 quando furono assassinati.

Padre Gabriel Longueville nacque il 18 marzo 1931 a Étables, una piccola città dell'Ardèche, nel sud della Francia. Fin da giovanissimo, espresse la vocazione al sacerdozio e nel 1948 entrò nel seminario maggiore di Viviers. Nel 1952 la sua formazione fu interrotta dalla chiamata alle armi durante la guerra coloniale francese contro gli algerini che lottavano per l'indipendenza. Questa dura esperienza lo segnò profondamente. Nel 1956, tornò in seminario per completare la sua formazione sacerdotale e il 23 luglio 1957 fu ordinato sacerdote. Nel 1968, decise di rispondere all'appello di Papa Pio XII, che incoraggiava i sacerdoti diocesani a impegnarsi nell'opera missionaria nei paesi in cui il dono della fede doveva essere diffuso, nell'enciclica "Fidei Donum". Il 1° febbraio 1970 arrivò in Argentina, precisamente nell'Arcidiocesi di Corrientes, ma prima trascorse tre mesi a Cuernavaca, in Messico. Nel 1971, di comune accordo con il responsabile argentino del Comitato Episcopale Francia-America Latina, si trasferì nella Diocesi di La Rioja, dove si unì al progetto pastorale del Vescovo Angelelli. Il 7 maggio 1971 fu nominato viceparroco della parrocchia di El Salvador a Chamical, La Rioja. Gli abitanti del luogo lo ricordano come un uomo semplice, gentile e disponibile, che visitava i vicini in bicicletta, in particolare i più poveri, e la sua personalità lo rendeva molto benvoluto da tutti. Come parroco, si impegnò a conoscere tutti, visitando ogni angolo della parrocchia. La sera del 18 luglio 1976, p. Gabriel volle seguire il suo amico p. Carlos che venne prelevato da sconosciuti che affermavano di appartenere alla Polizia Federale, con la scusa di accompagnarli a La Rioja per testimoniare a favore di alcuni detenuti di Chamical. I loro corpi furono ritrovati due giorni dopo nella zona di Bajo de Lucas, a 8 km dalla chiesa parrocchiale, dove erano stati assassinati. È opportuno sottolineare lo spirito missionario di p. Gabriel, che lo spinse a lasciare la sua terra natale per servire come sacerdote in luoghi dove ce n'erano pochissimi. Era un uomo di vera dedizione, costantemente impegnato nella sua missione. Sapeva benissimo cosa stava accadendo quella notte del 18 luglio; era pienamente consapevole della situazione. Avevano già ricevuto minacce e, dal profondo del cuore, dichiarò con fermezza: "Io sono con voi", come raccontarono le suore che lo aveva ospitato per la cena quella sera in cui fu ucciso insieme all'amico p. Carlos.

Wenceslao Pedernera nacque il 28 settembre 1936 nella provincia di San Luis. Nel 1961 si stabilì a Mendoza, dove lavorò come bracciante nelle tenute dei vigneti "Gargantini". Marito e padre, nel 1968 si avvicinò alla Chiesa durante la novena alla Madonna di Carrodilla. Nel 1972 insieme alla moglie Ramona Cornejo prese parte a due corsi di formazione nella diocesi di La Rioja. Grazie al suo impegno e alla sua disponibilità, alla fine del 1973 fu nominato coordinatore del Movimento Rurale di Azione Cattolica in Argentina per la regione di Cuyo. Nel 1974, entrarono a far parte del progetto comunitario "La Buena Estrella", fino a quando il vescovo Angelelli chiese loro di lasciarlo per motivi di sicurezza. Si trasferì con la famiglia in un appezzamento di terreno vicino alla parrocchia di Nostra Signora della Candelaria a Sañogasta. Insieme a sua moglie erano catechisti a "La Puntilla", alla periferia di Sañogasta, e raccoglievano vestiti da distribuire ai bisognosi. Wenceslao continuò a collaborare con gli abitanti di Sañogasta, fu un grande promotore del lavoro cooperativo tra i contadini, insegnando loro ad arare, seminare, scavare canali di irrigazione e mietere. Cercò di mettere in pratica il messaggio del Vangelo dando priorità ai più vulnerabili e si impegnò a difendere i diritti dei lavoratori rurali che, ai suoi tempi, subivano lo sfruttamento da parte dei proprietari terrieri che pagavano ai loro braccianti salari miseri, pochissimo denaro e talvolta solo una piccola parte del raccolto, dopo lunghe giornate di lavoro. Durante la dittatura militare in Argentina, coloro che sostenevano le cooperative venivano etichettati come sovversivi e, per questo motivo, Wenceslao e sua moglie ricevettero minacce che si concretizzarono nelle prime ore del mattino del 25 luglio 1976, quando qualcuno bussò alla loro porta. Spaventata, la moglie lo implorò di non aprire, al che Wenceslao rispose che poteva essere qualcuno che aveva bisogno di un favore. Aprì la porta e quattro uomini incappucciati gli spararono contro davanti alla moglie e alle figlie. Testimoni oculari hanno riferito che tra le sue ultime parole alle figlie ci furono: "Non odiate, perdonate".

(AP) (Agenzia Fides 19/6/2026)

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